venerdì 12 febbraio 2010

Agricoltura convenzionale e agricoltura biologica

Uno studio condotto dalle Università di Pisa e Firenze evidenzia che il bilancio energetico tra agricoltura tradizionale e agricoltura biologica avvantaggia quest’ultima, la quale in particolare fa molto meno ricorso ai carburanti fossili. Di contro, però, la sua produttività risulta inferiore.

- di Virginia Greco -



Da ormai nove anni è in corso al centro di ricerca “Enrico Avanzini” dell’Università di Pisa (in collaborazione con l’Ateneo fiorentino) una sperimentazione che mette a confronto il sistema di coltivazione tradizionale (ossia intensivo) e quello biologico, per valutare il consumo energetico che essi comportano.

Sono stati dedicati al progetto 24 ettari di terreno, 12 per ciascuno dei due tipi di agricoltura. Le specie coltivate sono grano duro e grano tenero, mais, favino e girasole.

Ciò che i ricercatori sono andati a tracciare è un vero e proprio bilancio energetico delle differenti colture, ossia hanno preso in considerazione ogni tipo di apporto energetico necessario ad arrivare dal seme alla materia prima alimentare. Sono inclusi nel computo, ad esempio, il carburante utilizzato dai macchinari che arano i campi come anche l’energia spesa per produrre le sostanze diserbanti, i concimi e gli antiparassitari.

L’analisi ha condotto alla conclusione che la coltivazione tradizionale comporta un consumo energetico di gran lunga superiore a quello necessario all’agricoltura biologica.

“Considerando le sole energie da carburanti fossili”, dichiara Marco Mazzoncini, neodirettore del Centro Avanzini di Pisa, “per le coltivazioni tradizionali servono circa 21.000 MJ (megajoule) per ettaro all’anno, mentre nel caso del biologico ne occorrono solo 12.000, con un risparmio di circa il 50% di energia immessa nel sistema”.Il consumo largamente superiore da parte delle colture tradizionali deriva proprio dall’uso massiccio di sostanze chimiche. In termini di prodotti per concimare il terreno e difendere il raccolto dai parassiti, l’agricoltura convenzionale utilizza il corrispondente di 14.103 MJ all’anno per ettaro, mentre nel biologico si registra un consumo di solo 5.279 MJ: quest’ultimo, dunque, risparmia il 60%.




La differenza si riscontra anche nell’ambito dell’energia impiegata per l’uso dei macchinari, ma in questo caso (come intuibile) essa è molto meno significativa: l’agricoltura biologica necessita 6.625MJ all’anno per ettaro contro i 7.004MJ di quella convenzionale.

In definitiva la pratica della coltura biologica permette di risparmiare molto in energia impiegata per “trasformare” il seme in cibo. Questa valutazione riguarda però i soli flussi in entrata, vale a dire l’energia immessa nel sistema. Per effettuare un bilancio (che è quanto i ricercatori pisani intendevano svolgere) occorre prendere in considerazione anche i flussi di uscita, cioè quanta energia il sistema è in grado di fornire all’esterno.

Quello appena espresso appare un concetto astratto, ma in termini pratici il flusso d’uscita indica il potenziale nutritivo del prodotto finale. Il grano e il mais coltivati saranno utilizzati dall’organismo di coloro che se ne ciberanno per produrre energia, necessaria alla propria sopravvivenza e al movimento.

Questa energia è valutabile e misurabile (in MJ), esattamente come fatto per quella in ingresso al sistema (del resto sulle etichette degli alimenti è riportata l’energia di quest’ultimi in chilocalorie e in joule, appunto).

Sul piano delle uscite purtroppo l’agricoltura biologica perde punti e viene scavalcata da quella convenzionale, la quale è in grado di fornire 153.730 MJ annui per ettaro di terreno coltivato, contro i 126.512 MJ del biologico. Si tratta di circa un 20% di differenza a favore del sistema classico.

Guardando le percentuali, il bilancio resta comunque positivo per l’agricoltura biologica, ma certamente non abbastanza vantaggioso come ci si augurerebbe. Se, quindi, si convertissero al sistema biologico tutte le colture mondiali, si otterrebbe un grandissimo risparmio di energie da combustibili fossili, ma si riscontrerebbe anche una produzione minore.




Resta comunque che il biologico fa un uso dell’energia estremamente efficiente, ossia con sprechi molto limitati. Quest’ultimo infatti produce un po’ più di 1kg di alimento con 1MJ di energia, mentre nell’agricoltura convenzionale si hanno in media solo 0.3kg: l’indice di produttività è dunque quasi quattro volte superiore.

Qual è dunque la conclusione? In realtà non ce n’è una definitiva: “Si hanno due estremi”, sottolinea Mazzoncini, “da un lato l’agricoltura intensiva, dall’altro quella biologica. Pensare che l’adozione dell’uno o dell’altro sistema possa risolvere il problema della fame nel mondo è un’illusione”. Secondo gli ultimi dati forniti dalla FAO gli affamati nel mondo sono cresciuti del 9% nel 2009, raggiungendo la vetta di 1,02 miliardi, il valore più alto registrato dal 1970.

“La questione è complessa”, conclude il neodirettore del Centro Avanzini, “forse ciò di cui abbiamo bisogno è un cambio radicale di paradigma che, a partire dall’agricoltura, coinvolga il sistema distributivo e l’intera filiera produttiva”.

mercoledì 10 febbraio 2010

Gusto nudo "Fiera dei vignaioli" 24-25 aprile 2010 Bologna

GUSTO NUDO

“FIERA DEI VIGNAIOLI ERETICI”

24&25 APRILE 2010 BOLOGNA



«Quando il mondo classico sarà esaurito, quando saranno morti tutti i contadini e tutti gli artigiani, quando non ci saranno più le lucciole, le api, le farfalle, quando l’industria avrà reso inarrestabile il ciclo della produzione, allora la nostra storia sarà finita»(1962) P.P. Pasolini



Con questo 2010 arriviamo alla quarta edizione di Gusto Nudo, manifestazione che da piccola esperienza nata a livello sperimentale è riuscita a scavarsi una propria credibilità nel panorama nazionale ….. e a ben pensarci anche internazionale, vista l’esperienza berlinese dello scorso Novembre

Anche quest’anno quindi siamo pronti a portare a Bologna la nostra Fiera.

Fiera che nelle edizioni passate aveva come corollario la dicitura “dei vignaioli indipendenti”, da quest’anno vogliamo cambiare, non perché disconosciamo la nostra storia e nemmeno le nostre convinzioni, crediamo tuttora che il concetto di vignaiolo indipendente sia fondamentale per un rapporto che veda in fruttuosa collaborazione la dimensione produttiva con quella della salvaguardia del territorio e del paesaggio. Crediamo allo stesso momento che questo “movimento” di vignaioli indipendenti, di produttori di vino naturale, e di manifestazioni che lo supportano sia di fronte ad un bivio. Il mercato, quello grande, il businnes della grande distribuzione sta in maniera disinvolta accorgendosi ed appropriandosi del valore che rappresenta questo movimento, e purtroppo parlando di valore non ci riferiamo al valore culturale ma a quello meramente monetario.

Vogliamo quindi proporre a voi vignaioli, attori principali di questa stagione importante ed entusiasmante per l’agricoltura italiana di aderire ad un nuovo concetto. Da quest’anno Gusto Nudo si chiamerà “fiera dei Vignaioli Eretici”.

Eretici perché non disponibili a venire a patti con la dottrina liberista, eretici perché convinti che il rispetto del territorio è inscindibile dal rispetto per l’uomo, sia esso consumatore o collaboratore nel lavoro in vigna e in cantina, eretici perché inossidabili nel difendere il carattere del proprio prodotto dall’omologazione della distribuzione massiva, eretici perché convinti che la biodiversità sia una ricchezza che appartiene alla natura a 360°, dalla flora al paesaggio all’umanità.

Vogliamo creare un incontro di vignaioli che ci piace definire “eretici” perché ci rifacciamo alla semantica di questo termine, laddove eresia significa capacità di scegliere tra le varie opzioni, e forza nell’affermare le proprie convinzioni. Non crediamo e non vi proponiamo né il martirio, né il rischio della messa all’indice delle vostre opere, ma siamo convinti che un gruppo di uomini e donne, produttori, persuasi che sia necessario rilanciare una proposta politica, contadina ed umanista nei confronti dell’industria, possa resistere come valida alternativa alle crociate dell’egemonia cieca del mercato.Vogliamo proporre ai consumatori e agli appassionati di enogastronomia, un incontro di culture e saperi che rifiutino di chiudersi nelle loro autonomie o tipicità ma che si confrontano, si accettano e si valorizzano diventando nella loro semplicità foriere di gioia.

Con questo appuntamento, con quelli che seguiranno vogliamo quindi creare degli spazi per il confronto, per l’immaginazione e per il sogno, e anche per l’acquisizione e l’autorganizzazione di nuovi spazi di mercato. Questi sì, finalmente indipendenti.



Vi invitiamo quindi a Bologna nei giorni 24 e 25 Aprile, dalle 15 alle 21, negli spazi dell’ex convento di San Leonardo in Vicolo Bolognetti 2 a Bologna, lo spazio è un antico chiostro del 600 sito nel centro storico della città, situazione logistica che permette - a nostro avviso – una gradevole fruizione dell’evento da parte di tutti i partecipanti.



Durante la fiera sarà naturalmente possibile vendere i propri prodotti



Nella speranza di aver stuzzicato la vostra voglia di partecipare e con il desiderio di poterci risentire e rivedere presto per definire al meglio la vostra eventuale presenza vi porgiamo i nostri più cari saluti.



Quota di partecipazione per entrambi i giorni, 70 euro, la quota comprende la cena di sabato e il pranzo di domenica.



Se necessitate di un posto letto a Bologna per la notte del 24 Aprile abbiamo convenzioni con alcuni alberghi nelle vicinanze dello spazio in cui si terrà la Manifestazione. Vi preghiamo di comunicarci al più presto le vostre necessità, tenendo presente che vi chiederemo 40 euro a persona per il pernottamento da aggiungere alla quota aziendale.

sabato 6 febbraio 2010

Sorgentedelvinolive 2010 Agazzano(PC) 6-7-8 marzo


La seconda edizione di Sorgentedelvino Live - Mostra dei vini naturali di tradizione e di territorio si svolge al Castello di Agazzano (PC) da sabato 6 a lunedì 8 marzo 2010.

In questi tre giorni sarà possibile incontrare i produttori di vini naturali, di tradizione e di territorio, degustare il frutto del loro lavoro e delle loro terre, acquistare i vini direttamente dal produttore come è nello spirito di Sorgentedelvino.it.

Tre giorni in cui il protagonista indiscusso è il vino, la sua storia, la sua tradizione, il suo territorio e soprattutto il suo essere “naturalmente originale”.

Questa seconda edizione vede la presenza di 100 produttori provenienti dalle regioni vitivinicole più importanti d’Italia così come da microzone capaci di esprimere vini unici e irripetibili ancora tutte da scoprire…

Sorgentedelvino Live vuole infatti promuovere e portare alla luce l’unicità di quei vini nati dalla consapevolezza di un territorio e dalla disciplina che questo richiede: attenzione all’ambiente e coltivazione naturale dei vigneti, rispetto dei tempi necessari perché un vino sia davvero punta di diamante di una determinata area geografica.

E continuiamo così proseguendo idealmente e concretamente quel percorso tracciato da Gino Veronelli e da quanti come lui credono nella proposta dei vini veri, di quei vini che sanno trasmettere “il canto della terra e l’anima del vignaiolo”. …

Tra i produttori presenti vi segnalo alcuni frequentatori di Vinix: i Botri di Ghiaccioforte, Bressan, Giovanni Scarfone alias Bonavita, Poggio al Toro... dimentico sicuramente qualcuno!

Spero di vedere alcune delle persone che leggo qui!
Tutte le informazioni pratiche sul sito www.sorgentedelvinolive.org

domenica 31 gennaio 2010

Camminare insieme: la certificazione partecipata

CAMMINARE INSIEME. La certificazione partecipata o di gruppo per gli agricoltori bio: un altro passo nella costruzione di una solidarietà attiva fra produttori e consumatori.



L’ASCI fa proprio il concetto sviluppatosi in questi ultimi anni nei movimenti internazionali dei piccoli contadini, quali Via Campesina, della SOVRANITA’ ALIMENTARE. Questo concetto considera superato un modello sindacale corporativo che privilegi gli interessi di una categoria, autonomamente da quelli dell’intera società . Il diritto per i consumatori di poter accedere ad un cibo salutare e di qualità e ad un prezzo equo va di pari passo con il diritto del produttore a poter effettuare scelte produttive indirizzate ai per i mercati locali e sufficientemente remunerative . In questi ultimi anni così come i produttori si organizzano in maniera sempre più efficace nelle varie modalità di vendita diretta, i consumatori si organizzano altrettanto efficacemente in GAS, aprono dibattiti su scelte di consumo consapevoli oltre che solidali e talora si organizzano anche in forme di autoproduzione. Facilitare e creare momenti d’incontro e confronto fra questi soggetti diventa sempre più importante.

Inoltre da parte dei piccoli produttori che vendono direttamente i loro prodotti nei mercati o ai consumatori, si sente l’esigenza di un sistema di certificazione per le produzioni bio che cerchi di eliminare i problemi che si hanno con la certificazione di parte terza (costi alti, ente certificatore che si pone come controparte, eccesso di burocrazia). La sola autocertificazione talvolta utilizzata dai piccoli produttori non ci sembra sufficiente: isola troppo il produttore nella sua azienda e non sempre è chiaramente recepita dal consumatore.

In alcuni stati extraeuropei, e da poco anche in Europa, sono attive forme di certificazione di gruppo riconosciute e supportate da IFOAM (PGS – Partecipatory Guarantee System) che applicate nelle nostre realtà contadine potrebbero ben rispondere alle esigenze dei piccoli produttori eliminando parte delle problematiche dell’attuale sistema di certificazione biologica e favorendo una collaborazione con i consumatori. In estrema sintesi la Certificazione di Gruppo dovrebbe prevedere:

- diretto e partecipato coinvolgimento del produttore, del consumatore (GAS o altro) e anche di tecnici esterni

- adesione al programma di Certificazione e conoscenza delle regole previste dal programma
- una visita aziendale fatta da altri contadini della zona di pertinenza in collaborazione con i consumatori interessati facenti o meno parte di gas, che possono così capire meglio le problematiche relative alle varie produzioni agricole e stabilire relazioni dirette con i produttori.

Inoltre la visita da parte di altri contadini permette di svolgere anche un lavoro di aggiornamento tecnico, di scambio di esperienze, e di messa in comune di saperi.

Ancora:

-La volontarietà del lavoro svolto almeno a livello di verifica aziendale permette di rendere i costi della certificazione molto più bassi.

- La partecipazione dei consumatori a tutte le fasi della certificazione e un numero critico di adesioni da parte dei produttori di una data regione o bioregione, possono permettere l’adozione di un marchio che faciliti l’identificazione di un produttore come partecipante a un sistema di controllo facilmente oggettivabile, e quindi ottenere la fiducia anche di chi non è direttamente coinvolto nel sistema di certificazione.

Date queste premesse si decide di avviare un progetto così costituito.

Proponiamo una fase iniziale di sperimentazione e conoscenza all’ Associazione LA FIERUCOLA e alle aziende agricole che partecipano ai mercati da essa organizzati che già attualmente presentano una autocertificazione.

* Un primo passo sarà il controllo effettuato in maniera partecipata di tutte le aziende agricole che attualmente fanno l’autodichiarazione per partecipare al mercato della fierucola. In altre parole un numero congruo di aziende della stessa zona del produttore in questione visiterà l’azienda riempiendo un formulario precostituito sulla base di una griglia preformata. Sarà presente in maniera attiva uno o più rappresentanti dei consumatori. Sarà possibile abbinare la visita, previo accordo, ad un momento di scambio lavorativo. In allegato alcune griglie per le visite aziendali: la prima in uso ad un PGS riconosciuto da IFOAM (Organic Food New Zealand), la seconda di Wholesome Food Association, un gruppo di piccoli coltivatori inglesi e per raffronto una griglia in uso in un gas (gas montagnana).# I formulari riempiti saranno poi raccolti da un coordinatore che dovrà riunirli con le autodichiarazioni presentate da ciascuna azienda (che come già richiesto devono contenere il piano di produzione aziendale) e sottoposti ad una commissione di controllo che potrà richiedere ulteriori chiarimenti in caso di dubbi, o pronunciarsi in merito all’accettazione e al periodo di conversione da assegnare ai nuovi ingressi nel bio.Sulla base delle conoscenze acquisite nella fase precedente (della durata di almeno un anno) e delle relazioni e dei riscontri che nel frattempo si sono ottenuti sarà più facile capire le reali possibilità, dimensioni, impegni, costi, per un sistema di certificazione partecipata e quindi avviare eventualmente la fase successiva di consolidamento.

Per approfondire i temi suddetti invitiamo i produttori direttamente o meno coinvolti, le associazioni del bio e i rappresentanti dei gas interessati a partecipare numerosi.

Per info: Nannini Saverio (0558493007, s.nannini_mr@libero.it)

lunedì 30 novembre 2009

Orwine

Qui di seguito presentiamo le affermazioni/posizioni che si sono profilate durante il primo
anno di attività del progetto ORWINE e tengono conto delle evidenze scientifiche e
sperimentali nonché delle opinioni espresse dai diversi portatori di interesse (consumatori,
produttori, operatori di mercato) e dall'analisi dei regolamenti esistenti sulla vinificazione
biologica (soprattutto delle associazioni).
Ovviamente si è tentato di coniugare le richieste, le aspettative e le necessità dei diversi
gruppi, cosa non semplice visto la diversità di visione circa il “vino bio” che i produttori di
diversi paesi hanno ma soprattutto le percezioni diverse dei consumatori. Il tentativo è
quello di convogliare tutte le opinione verso una proposta normativa che possa godere di
ampio e trasversale supporto.
Gli autori del presente documento hanno cercato di dare risposta ai seguenti quesiti:
1. Dove deve essere regolata la vinificazione biologica?
2. Quali aspetti debbono essere regolati?
3. Come si può tenere in considerazione le differenze regionali all'interno di un
regolamento europeo?
La vinificazione biologica, comunque la si voglia definire, deve svolgersi nel rispetto dei
principi di base della produzione e trasformazione degli alimenti biologici. Nello specifico si dovranno rispettare le segenti norme:
1. il vino biologico può essere prodotto esclusivamente con uve biologiche certificate,
così come tutti gli ingredienti di origine agricola (zucchero, alcol, mosto concentrato,
mosto concentrato rettificato);
2. le materie di partenza (uva), gli additivi, i coadiuvanti di processo e le pratiche di
vinificazione devono rispettare le regole Comunitarie generali sulla vinificazione
definite da OCM 1493/1999;
3. L'uso di organismi OGM e sostanze da essi derivati è proibito.
Il gruppo di lavoro che ha predisposto il presente decalogo propone le seguenti 10 regole
come base per lo sviluppo del regolamento europeo sulla vinificazione biologica:
1. la vinificazione biologica deve essere regolamentata a livello Comunitario e
non è sufficiente regolamentare solamente la produzione dell'uva, come
accade attualmente con il Reg. CE 2092/91;
2. la vinificazione biologica deve essere regolamentata all'interno del nuovo
regolamento Comunitario sulle produzioni biologiche (quello adottato nel
giugno 2007, Reg. CE 8620/1/2007) e non all'interno della OCM vino
(1493/1999), anche se quest'ultimo regolamento definisce tutte le tipologie
di vino prodotte nella UE;
3. il regolamento comunitario sulla vinificazione biologica non dovrà limitare
solamente l'utilizzo degli additivi e coadiuvanti di processo ma dovrà
prendere in considerazione anche le tecniche e i processi;
4. le regole della vinificazione biologica dovranno essere facilmente
comprensibili per il consumatore finale ed utilizzabili come strumento di
comunicazione e promozione;
5. le regole della vinificazione biologica dovranno rispettare gli obiettivi ed i
principi della produzione biologica (come definiti dagli art. 3 e art. 4 del
nuovo regolamento EC 8620/1/2007) ed i principi specifici della
trasformazione biologica (come definiti dall'art.6 del regolamento sopra
menzionato).
6. le regole della vinificazione biologica dovranno basarsi su norne comuni,
condivise da tutti gli Stati Membri, ma dovranno anche lasciare spazio ad un
certo grado di adattabilità nazionale/regionale che permetta di tener conto
di fattori climatici e di tradizione locale (mettendo in pratica il concetto di
flessibilità riportato all'art. 22 del nuovo regolamento) in modo da consentire
di produrre vino di qualità ogni anno, in ogni regione e tipologia di cantina.
Disciplinari privati più restrittivi potranno essere ammessi.
7. L'utilizzo degli additivi e dei coadiuvanti di processo di origine sintetica può
essere autorizzato solo dimostrandone l'estrema necessità ed in quantità
chiaramente limitata, nel rispetto degli art. 19 e 21 del nuovo regolamento.
8. Gli additivi potenzialmente dannosi o la cui sicurezza per i produttori, i
consumatori e l'ambiente sia dubbia devono essere, in linea di principio,
proibiti. Quelli, tra essi, tuttavia necessari per garantire la qualità del vino
(come la solforosa o il solfato di rame) debbono essere utilizzati nel vino
biologico in quantità inferiore rispetto al limite ammesso nei vini
convenzionali ma tale da consentire l'ottenimento di vini di qualità ogni anno,
in ogni regione e in qualunque tipologia di azienda.
9. L'utilizzo della solforosa (SO2) deve essere limitato a livelli
significativamente inferiori rispetto a quelli ammessi nel vino convenzionale.
Specifici limiti nazionali potranno essere definiti a livello di Stato Membro
all'interno del limite massimo definito dalla Comunità.
10. Le pratiche e le tecniche enologiche che possono agire sull'autenticità e
l'originalità del vino devono essere limitate nel vino biologico.

Agricoltura biologica

1. Produttività e rese maggiori, soprattutto nel terzo mondo

- 8,98 milioni di agricoltori hanno adottato pratiche agricole sostenibili, per un totale di 28,92 milioni di ettari così coltivati in Asia, America latina e Africa; i dati, scientificamente affidabili, raccolti da 89 progetti dimostrano che queste pratiche portano a un aumento della produttività e delle rese del 50-100% per le colture non irrigate e del 5-10% per le irrigue.

I maggiori successi si sono avuti in Burkina Faso, dove si è passati da un deficit di cereali di 644 chili all’anno a un’eccedenza annuale di 153 chili, in Etiopia, dove 12.500 famiglie di agricoltori hanno goduto di un aumento del 60% nelle rese dei raccolti e in Honduras e Guatemala, dove 45 000 famiglie hanno visto aumentare le rese da 400-600 kg/ha a 2.000-2.500 kg/ha;

- studi a lungo termine condotti in paesi industrializzati dimostrano che le rese dell’agricoltura biologica sono equiparabili a quelle dell’agricoltura convenzionale e spesso sono superiori.

2. Miglioramento dei terreni

- Le pratiche agricole sostenibili riducono l’erosione del suolo, migliorano la struttura fisica del terreno e la sua capacità di ritenzione dell’acqua, tutti fattori di cruciale importanza per evitare la perdita dei raccolti durante i periodi di siccità;

- La fertilità del suolo è mantenuta e aumentata dalle pratiche agricole sostenibili;

- I suoli coltivati con le pratiche sostenibili mostrano una maggiore attività biologica: un più alto numero di lombrichi, artropodi, micorrize ed altri funghi, e di microorganismi, tutti organismi utili per il riciclo dei nutrienti e per l’eliminazione naturale delle malattie.

3. Ambiente più pulito

- Nell’agricoltura sostenibile è scarso o del tutto assente l’uso di prodotti chimici inquinanti;

- Minori quantità di nitrati e fosforo raggiungono la falda freatica;

- La filtrazione dell’acqua è migliore nei sistemi ad agricoltura biologica, che quindi sono meno esposti all’erosione e contribuiscono meno all’inquinamento delle acque per dilavazione delle superfici;

4. Riduzione degli antiparassitari, senza aumento dei parassiti

- La lotta integrata ai parassiti ha ridotto il numero delle irrorazioni con antiparassitari da 3,4 a una per stagione in Vietnam, da 2,9 a 0,5 in Sri Lanka e da 2,9 a 1,1 in Indonesia;

- nella produzione californiana di pomodori, la scelta di non usare insetticidi di sintesi non ha comportato alcun incremento delle perdite di raccolto per danni da parassiti;

- Il controllo dei parassiti si può realizzare senza ricorrere a antiparassitari e senza che ciò comporti perdite del raccolto, usando ad esempio colture ‘trappola’ per attirare la piralide, come si è visto nell’Africa orientale dove la piralide è un parassita importante;

5. Mantenimento e utilizzo della biodiversità

- L’agricoltura sostenibile promuove la biodiversità in agricoltura, cruciale per la sicurezza alimentare; l’agricoltura biologica può sostenere un livello molto maggiore di biodiversità, con grande vantaggio per le specie che hanno subito significative riduzioni;
1. Produttività e rese maggiori, soprattutto nel terzo mondo

- 8,98 milioni di agricoltori hanno adottato pratiche agricole sostenibili, per un totale di 28,92 milioni di ettari così coltivati in Asia, America latina e Africa; i dati, scientificamente affidabili, raccolti da 89 progetti dimostrano che queste pratiche portano a un aumento della produttività e delle rese del 50-100% per le colture non irrigate e del 5-10% per le irrigue.

I maggiori successi si sono avuti in Burkina Faso, dove si è passati da un deficit di cereali di 644 chili all’anno a un’eccedenza annuale di 153 chili, in Etiopia, dove 12.500 famiglie di agricoltori hanno goduto di un aumento del 60% nelle rese dei raccolti e in Honduras e Guatemala, dove 45 000 famiglie hanno visto aumentare le rese da 400-600 kg/ha a 2.000-2.500 kg/ha;

- studi a lungo termine condotti in paesi industrializzati dimostrano che le rese dell’agricoltura biologica sono equiparabili a quelle dell’agricoltura convenzionale e spesso sono superiori.

2. Miglioramento dei terreni

- Le pratiche agricole sostenibili riducono l’erosione del suolo, migliorano la struttura fisica del terreno e la sua capacità di ritenzione dell’acqua, tutti fattori di cruciale importanza per evitare la perdita dei raccolti durante i periodi di siccità;

- La fertilità del suolo è mantenuta e aumentata dalle pratiche agricole sostenibili;

- I suoli coltivati con le pratiche sostenibili mostrano una maggiore attività biologica: un più alto numero di lombrichi, artropodi, micorrize ed altri funghi, e di microorganismi, tutti organismi utili per il riciclo dei nutrienti e per l’eliminazione naturale delle malattie.

3. Ambiente più pulito

- Nell’agricoltura sostenibile è scarso o del tutto assente l’uso di prodotti chimici inquinanti;

- Minori quantità di nitrati e fosforo raggiungono la falda freatica;

- La filtrazione dell’acqua è migliore nei sistemi ad agricoltura biologica, che quindi sono meno esposti all’erosione e contribuiscono meno all’inquinamento delle acque per dilavazione delle superfici;

4. Riduzione degli antiparassitari, senza aumento dei parassiti

- La lotta integrata ai parassiti ha ridotto il numero delle irrorazioni con antiparassitari da 3,4 a una per stagione in Vietnam, da 2,9 a 0,5 in Sri Lanka e da 2,9 a 1,1 in Indonesia;

- nella produzione californiana di pomodori, la scelta di non usare insetticidi di sintesi non ha comportato alcun incremento delle perdite di raccolto per danni da parassiti;

- Il controllo dei parassiti si può realizzare senza ricorrere a antiparassitari e senza che ciò comporti perdite del raccolto, usando ad esempio colture ‘trappola’ per attirare la piralide, come si è visto nell’Africa orientale dove la piralide è un parassita importante;

5. Mantenimento e utilizzo della biodiversità

- L’agricoltura sostenibile promuove la biodiversità in agricoltura, cruciale per la sicurezza alimentare; l’agricoltura biologica può sostenere un livello molto maggiore di biodiversità, con grande vantaggio per le specie che hanno subito significative riduzioni;
- L’aumento della produttività fa aumentare la quantità di cibo disponibile e i redditi, quindi riduce la povertà aumentando l’accesso al cibo, riducendo la malnutrizione e migliorando le condizioni di salute e di vita;

- i metodi dell’agricoltura sostenibile attingono intensamente dalle conoscenze tradizionali indigene e danno importanza all’esperienza dei coltivatori e alle loro innovazioni, quindi ne migliorano la condizione sociale e l’autonomia, rafforzando le relazioni sociali e culturali all’interno delle comunità locali;

- per ogni sterlina spesa per acquistare prodotti dell’agricoltura biologica (in uno studio condotto nel Regno Unito), vengono generate 2.59 sterline per l’economia locale; per ogni sterlina spesa in un supermercato, vengono generate soltanto 1,40 sterline per l’economia locale.

9. Prodotti alimentari migliori per la salute

- Il cibo biologico è più sicuro, poiché nell’agricoltura biologica è vietato l’uso di antiparassitari; è perciò raro trovare in questi alimenti residui chimici nocivi;

- nella produzione biologica è vietato l’uso di additivi artificiali, come i grassi idrogenati, l’acido fosforico, l’aspartame e il glutammato monosodico, che sono stati messi in relazione con patologie molto diverse quali le cardiopatie, l’osteoporosi, l’emicrania e l’iperattività;

- vari studi hanno dimostrato che, in media, i cibi biologici hanno un contenuto più alto di vitamina C, di minerali e di fenoli – composti vegetali che possono combattere le cardiopatie e il cancro e alleviano le disfunzioni neurologiche correlate con l’età - e un contenuto significativamente più basso di nitrati, che sono sostanze tossiche.

- in Cina migliaia di coltivatori di riso hanno raddoppiato i raccolti e quasi eliminato una delle malattie del riso più devastanti, semplicemente piantando una mescolanza di due diverse varietà;

- l’agricoltura biologica fa crescere la biodiversità, portando effetti benefici quali il recupero di terreni degradati, il miglioramento della struttura del suolo e della sua capacità di filtrazione dell’acqua.

6. L’agricoltura biologica è sostenibile sia dal punto di vista dell’ambiente che dell’economia

- Una ricerca sulla produzione delle mele con sistemi agricoli diversi ha rivelato che l’agricoltura biologica si colloca al primo posto per quanto riguarda la sostenibilità ambientale

04/11/2008

sabato 14 novembre 2009

Forum parallelo della società civile al Vertice mondiale sulla sicurezza alimentare 13-17novembre

Temi centrali del Forum
1. Chi decide sul cibo e sull'agricoltura? Dove vengono prese le
decisioni?
La crisi globale alimentare è anche una crisi di governance dei sistemi
alimentari. I processi decisionali sulle politiche agricole e alimentari
sempre più sono posti al di là del controllo democratico, servendo così in
particolar modo gli interessi delle corporation e delle elite economiche,
al Nord come al Sud. Le istituzioni finanziare internazionali hanno
eccessivamente concentrato nelle loro mani buona parte del potere
decisionale, imponendo così politiche che hanno minato la sovranità
alimentare nazionale e regionale. Decenni di deregulation insieme a
politiche alimentari e agricole guidate dalle corporation hanno portato a
enormi violazioni del diritto al cibo. Questo blocco tematico discuterà il
bisogno di cambiare le regole attuali e i regimi che governano i temi
dell'alimentazione, come allocare/usare risorse già esistenti, lavorare per
una nuova governance dei sistemi alimentari basata sui diritti umani, sia
al livello dei singoli Stati che a livello globale (come l'appena riformato
Comitato di sicurezza alimentare mondiale - CFS - della FAO).

2. Chi controlla le risorse di produzione del cibo?
La fetta più grossa di cibo è prodotta da donne, lavoratori agricoli e
piccoli produttori. Ma, allo stesso tempo, questi stanno drammaticamente
perdendo l'accesso e il controllo sulle risorse produttrici di cibo, come
la terra, l'acqua, i semi, le aree di pesca, ecc. I profitti anticipati che
provengono dal business delle esportazioni agricole, l'incremento dei
carburanti agricoli e l'aumento dei prezzi dei beni alimentari hanno
scatenato una forte richiesta di terreni e di acqua per espandere le
monocolture e l'industria agricola. Questo sviluppo, insieme ad altri
fattori come i conflitti armati, le industrie estrattive, il turismo, i
progetti di infrastrutture e una urbanizzazione accelerata, ha portato alla
violenta espropriazione delle comunità rurali e a una diffusa occupazione
della terra. Tutto questo sta avvenendo in un mondo con una già alterata
pre-esistente ripartizione della terra, in gran parte ereditata dai periodi
coloniali. Questo blocco tematico discuterà di come ci si può difendere
dall'espropriazione della terra e di come garantire che il diritto alla
terra sia rispettato in modo equo.

3. Come viene prodotto il cibo?
I modelli attuali di agricoltura industriale, pesca e allevamento di
bestiame promossi dalle corporation del business agricolo, da molti governi
e da diverse istituzioni internazionali sono i maggiori responsabili dei
cambiamenti climatici a causa della loro dipendenza dai carburanti fossili
e da altri agenti chimici che rilasciano alte emissioni di gas serra.
Questi, inoltre, provocano cambiamenti nell'utilizzo dei terreni,
distruzione di foreste e bacini idrici, degrado del suolo e impoverimento
delle forniture di acqua e delle aree di pesca. Le variazioni estreme del
clima e i disastri naturali associati al cambiamento climatico stanno
peggiorando, e questo si manifesta nella perdita di terreni coltivabili,
nei cambiamenti nelle condizioni naturali di crescita, nella distruzione
dei mezzi di sostentamento, nonché nella ridotta disponibilità di cibo.
Questo blocco tematico esaminerà quali modelli di produzione legati
all'agricoltura, alla pesca e all'allevamento e quali relative politiche
sia opportuno adottare per raffreddare il pianeta e ridurre la
vulnerabilità delle persone di fronte ai cambiamenti climatici; e come
donne, popoli indigeni, contadini, pescatori, allevatori, comunità rurali e
urbane possano contribuire a risolvere l'emergenza climatica e garantire
una disponibilità di cibo appropriata dal punto di vista della
sostenibilità e della cultura per tutti, nel rispetto del diritto al cibo.

4. Chi ha accesso al cibo e chi ne ha bisogno?
Con la metà della popolazione mondiale che attualmente vive nelle città,
la questione di come dar da mangiare alle comunità urbane in una maniera
che sia sostenibile e che garantisca il diritto ad alimenti adeguati è
senz'altro la più urgente. Mentre le necessità delle popolazioni urbane e
rurali sono spesso trattate come tematiche a parte, la realtà è che queste
sono strettamente collegate a questo problema. Le stesse motivazioni che
stanno portando contadini e popolazioni indigene fuori delle loro terre
stanno provocando tassi crescenti di insicurezza alimentare e pandemie
dovute alle diete nelle città di tutto il mondo. Questo blocco tematico
intende trovare un accordo con le associazioni urbane e rurali su come
garantire l'accesso al cibo per tutti. Saranno discusse proposte su come
proteggere le persone nelle zone di guerra e su come organizzare gli aiuti
alimentari rispettando i principi della sovranità alimentare. Sarà quindi
esaminato il problema dei paesi che dipendono dalle importazioni di cibo e
che hanno scarse riserve di risorse naturali e saranno prese in
considerazione le vie sostenibili ed efficaci per venire incontro ai loro
bisogni alimentari.
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