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venerdì 2 maggio 2014

Gusto Nudo - Fiera Nazionale dei Vinaioli Eretici a Bologna (2014)

Gusto Nudo → Fiera Nazionale dei Vinaioli Eretici (2014)
Giunge alla sua ottava edizione “Gusto Nudo Fiera dei Vignaioli Eretici”, edizione che si concretizzerà nelle date del 3, 4, 5 Maggio 2014, negli spazi di “Senza Filtro”.
La collaborazione tra Gusto Nudo e Senza Fltro permetterà alla città di Bologna di ospitare per tre giorni alcune tra le migliori aziende produttrici di vino naturale a livello nazionale. Gli anni di esperienza di Gusto Nudo e la credibilità conquistata a livello nazionale ed europeo insieme alla grande disponibilità di spazi di Senza Filtro e alla professionalità nell’organizzazione di eventi dell’associazione di riferimento, permetteranno ad un pubblico che di anno in anno diventa sempre più attento di fruire al meglio della proposta culturale rappresentata da “Gusto Nudo Fiera dei Vignaioli Eretici”.
La fiera del 3, 4 e 5 Maggio 2014 proporrà la presenza di 30 aziende vinicole (naturali, biologiche e biodinamiche) provenienti da tutta Italia, la collaborazione con la rivista “Pietre Colorate” permetterà di organizzare a lato della fiera incontri, dibattiti presentazioni di libri e degustazioni che coinvolgeranno le realtà cittadine più attive sul fronte della proposta enogastronomica di qualità.
“Gusto Nudo Fiera dei vignaioli Eretici” è un evento che nasce dalla lezione di Luigi Veronelli e che ama autodefinirsi anti razzista, anti classista, anti capitalista.
- See more at: http://www.planimetrieculturali.org/?p=4246#sthash.4chzPQ99.dpuf
Saremo presenti come azienda alla fiera 3,4 e 5 maggio 2014.

L'ingresso a Gusto Nudo è di 15 € e comprende un calice da degustazione e un ticket del valore di 5 € per l'acquisto di una bottiglia dai vignaioli presenti.

lunedì 31 marzo 2014

I BOTRI DI GHIACCIOFORTE, PRIMI A PRODURRE VINO BIOLOGICO NEL GROSSETANO, ADERISCONO AL VINITALYBIO 6/9 APRILE 2014

Con oltre 5 miliardi di export nel 2013 l’Italia è il primo esportatore mondiale di vino in volume. Merito anche del bio, che contribuisce al successo del settore grazie ai 56mila ettari coltivati a vite da vino con metodo biologico, oltre il 10% dei quali in Toscana. E proprio il vino biologico certificato quest’anno sarà al centro del VinItaly. La novità assoluta dell’edizione 2014 della fiera più importante del settore, infatti, è il VinItalybio: salone specializzato riservato ai vini biologici certificati, per valorizzare le produzioni enologiche prodotte secondo le norme del regolamento europeo sulla produzione e l’etichettatura del vino biologico, che si troverà all’interno del padiglione n.11.
Un debutto al quale non potevano mancare I Botri di Ghiaccioforte: la prima azienda vitivinicola biologica del Grossetano, nata nel 1989 e situata a 12 km dal centro di Scansano, di fronte al sito etrusco Ghiaccioforte. Proprio I Botri sono stati i primi a produrre in Maremma Morellino di Scansano Biologico.
L’azienda, 5 ettari in tutto, è condotta familiarmente da Giancarlo Lanza e Giulia Andreozzi. Ambedue sono dotati di notevole sapienza enologica, passione per la terra e cultura. Per loro la scelta del bio è stata naturale, come quella di coltivare vitigni autoctoni e di vinificare mantenendo metodi e saperi tradizionali per ottenere un prodotto che sia davvero espressione del territorio.
“Scommettere sul biologico – spiegano infatti Giulia e Giancarlo – è stata una scelta naturale, nata sia dalla volontà di tutelare e rispettare la biodiversità del nostro vigneto, che dalla volontà di produrre un vino di alta qualità, privo per di residui chimici di sintesi. Inoltre coltivare senza l'uso di additivi e trattamenti chimici, ma utilizzando solo sostanze naturali che non entrano nel ciclo vitale della pianta come il rame e lo zolfo, ci ha permesso di tutelare anche la nostra salute, così come quella di collaboratori e visitatori”.
E l’attenzione ad ambiente e sostenibilità permea l’azienda a tutto tondo: la cantina  costruita con grande attenzione al risparmio energetico e secondo i dettami della bioarchitettura, l’acqua piovana viene convogliata in cisterne e utilizzata per usi domestici.
I Botri di Ghiaccioforte producono una riserva di rosso, Vigna i Botri, e un bianco, Ghiaccioforte. Segni particolari del rosso un uvaggio di vitigni autoctoni a base di sangiovese (75%), arricchito con prugnolo gentile (10%), alicante grenache (10%) e ciliegiolo (5%), due anni di cantina in tini di acciaio prima e poi elevazione in botti grandi di rovere di Slavonia, quindi ancora un anno di affinamento in bottiglia. Il Giaccioforte ha un uvaggio di procanico, malvasie, vermentino e ansonica, vinificazione in bianco, con lunga sosta sui lieviti di fermentazione.
Nel 2006 il vigneto ha ottenuto il riconoscimento della DE.CO, la denominazione comunale con tanto di particella di mappa,  uscendo dalle precedenti D.O.C.G e D.O.C. di appartenenza.
A Vinitalybio I Botri di Ghiaccioforte saranno presenti con tre diverse annate di Vigna i botri: 2008, 2009 e 2010, e con la vendemmia 2013 di Ghiaccioforte. A mescere e far degustare sia il bianco che le riserve di rosso saranno lo stesso Giancarla Lanza, enologo, e Andrea Andreozzi, sommelier come la sorella Giulia.

Ufficio stampa Azienda agricola I Botri di Ghiaccioforte  - 

venerdì 13 dicembre 2013

ORGANIC%L, Vineria in Roma

Vineria, distribuzione, importazione ed esportazione vini, organizzazione eventi e fiere, degustazioni con i viticoltori, bio-catering, pianificazione e consulenze per attività ristorative, consegne a domicilio.
Descrizione
Quando abbiamo iniziato non immaginavamo che intorno al 'vino naturale' si sarebbero sviluppate tante polemiche. Non ci interessavano: ci avvicinavamo a quel mondo per curiosità e passione, senza nessuna pretesa didattica o speculativa. Poi gli incontri: ogni produttore ci insegnava qualcosa, ogni viaggio ci consegnava un paesaggio, una storia, un racconto da riportare a casa dentro una bottiglia. Oggi che il nostro sogno di un'enoteca di 'vini-amici' è diventato realtà e che il fenomeno dei 'naturali' è spunto di accesi dibattiti e dicotomici schieramenti, con la stessa perplessità dell'inizio assistiamo a questo singolare fermento di detrattori ostinati e indefessi estimatori. Noi che al vino artigianale ci siamo avvicinati prima di tutto da consumatori, senza pregiudizi da neodiplomati sommelier né atteggiamenti classificatori da guida stellata, sappiamo che è nella beva e nella salubrità che questi vini trovano la propria unicità e la ragione di un'attenzione in progressivo aumento. E allora salute! Parlando di meno del vino e assaggiandolo di più, preferendo ad una lettura accademica un viaggio in cantina, ad una degustazione autoreferenziale un brindisi col produttore, ad una verticale di vini noti un'orizzontale di aziende sconosciute le cui bottiglie siano magari alla portata di tutti.
Vendiamo vini e distillati artigianali italiani ed esteri al dettaglio e all'ingrosso, facciamo attività di scouting di aziende vitivinicole emergenti e le rappresentiamo nel corso di eventi, fiere e manifestazioni dedicate. Realizziamo carte per ristoranti ed enoteche orientate al 'naturale', con servizio di fornitura anche sporzionata e senza minimi d'ordine; siamo specializzati in catering e banqueting (realizzati esclusivamente con prodotti artigianali reperiti direttamente dai produttori) e disponiamo di tutte le attrezzature per eventistica in esterno e interno. La sinergia con i viticoltori di cui ci facciamo portavoce ci permette di progettare degustazioni tematiche pubbliche o per operatori.
https://www.facebook.com/Organicool/info

L'IVRE dal 18 al 22 dicembre 2013 a ESC Atelier Autogestito



Dal 18 al 22 dicembre torna L/ivre, festival del vino e del libro indipendente. Appuntamento all'Esc, zona San Lorenzo, Roma.


Siete amanti della lettura e del buon vino? Allora non potete perdervi L/ivre, festival dei vini e dei libri indipendenti che si terrà a Roma da mercoledì 18 a domenica 22 dicembre presso Esc, atelier autogestito, in Via dei Volsci 159, quartiere San Lorenzo.
Giunto alla sua seconda edizioneL/ivre è un appuntamento imperdibile per chi vuole “ubriacarsi” di cultura, di saperi e di sapori assolutamente nonmainstream. L’indipendenza, infatti, è la parola chiave di questo festival, un’indipendenza che non deve essere considerata come “un vezzo snob ma un terreno di battaglia, una sfida, una modalità di agire discontinuità e praticare l’alternativa dentro la crisi che viviamo”, così spiegano gli organizzatori. Puntare sulla qualità e non sulla quantità, uscire dagli schemi tipicamente industriali della cultura moderna e rendere questa qualità “accessibile a tutti e non appannaggio di club esclusivi”.
Trentasei case editrici indipendenti e diciassette case vitivinicole si presenteranno al pubblico, mettendo in mostra i loro prodotti, il tutto accompagnato da musica, reading, teatro, degustazioni, dibattiti e socialità con tanti ospiti, da Valerio Mastandrea a Tano D’Amico, Elio Germano, Duka e molti altri.
Romanzi, saggi, biografie,libri di foto, di musica, ma anche fumetti e graphic novels da leggere e da mangiare con gli occhi, accompagnando il tutto con ottimi vini delle cantine e dei vignaioli di ogni parte d’Italia, dal Piemonte alla Sicilia, dal Lazio al Friuli. Potrete tranquillamente passeggiare tra i vari stand con un buon bicchiere di vino in mano e intanto scambiare due chiacchiere con gli editori, conoscere, condividere e curiosare. Vi pare poco?
L/ivre è un’ottima occasione per conoscere nuovi sapori e fare rete con interessanti realtà. Non vi resta che provare: l’indipendenza è tutta da gustare

martedì 5 marzo 2013

Archeologia della vite e del vino in Toscana- Museo Nazionale Etrusco giovedi 7 marzo


Vino? Roba da etruschi!

Come testimonia la ricerca Archeologia della Vite e del Vino in Toscana e nel Lazio gli etruschi già nel VI secolo a.C. producevano vino nella Valle dell’Albegna e lo esportavano fino in Gallia


Presentazione di Archeologia della Vite e del Vino in Toscana e nel Lazio e degustazione di vini dell’Etruria
Roma giovedì 7 marzo, ore 17, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia


Archeologia della Vite e del Vino in Toscana e nel Lazio è una ricerca che abbraccia il bacino Mediterraneo e affronta questo tema da punti di vista diversi e multidisciplinari: archeologia, botanica e biologia molecolare, per far emergere le possibili relazioni tra il paesaggio della vite silvestre e i siti archeologici, partendo dal presupposto che le piante potessero conservare, nel proprio patrimonio genetico, le tracce delle forme di coltivazione approntate dalle comunità antiche per la produzione del vino.
Pubblicato per i tipi delle Edizioni All’Insegna del Giglio e realizzato per merito soprattutto di Andrea Ciacci e Andrea Zifferero, sostenuti dall’impegno della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, del Comune di Scansano e dell’Associazione Nazionale Città del Vino, lo studio offre una visione dinamica della viticoltura che apre nuovi scenari storici e archeologici sull’origine di alcuni vitigni italiani e dischiude inedite opportunità e prospettive di studio alla biologia molecolare.
Nel volume compaiono anche i risultati di due importanti progetti ormai giunti a conclusione, che
riguardano il territorio scansanese e più in generale la valle dell’Albegna, un contesto che già nel
VI secolo a.C. produceva vino per l’esportazione verso la Gallia. Entrambi i progetti di ricerca
forniscono significativi argomenti per la valorizzazione enologica della valle dell’Albegna, oggi
divisa tra i territori di diverse produzioni a denominazione controllata, oltre al più famoso Morellino
di Scansano. Il progetto ArcheoVino ha messo in evidenza, attraverso l’analisi del germoplasma, la reale possibilità che le viti silvestri prossime a insediamenti etruschi e romani lungo i corsi del fiume Albegna e del fosso Sanguinaio siano i relitti di antichi vitigni coltivati, andati incontro a un
progressivo rinselvatichimento. Alcuni esemplari vicini a siti rurali etruschi e romani, tra cui
Ghiaccio Forte, presentano infatti un elevato grado di similarità genetica con i vitigni Sangiovese e
Canaiolo Nero.

Il volume sarà presentato da Michel Gras, già Direttore della Scuola Francese di Roma e ora
direttore di ricerca emerito del CNRS, autore di fondamentali ricerche sul commercio del vino in età
arcaica nel Museo Archeologico e della Vite e del Vino, e dai curatori Andrea Ciacci e Andrea Zifferero



mercoledì 11 luglio 2012

Archeologia della vite e del vino in Etruria - sabato 14 luglio ore 18.30


Il Convegno Internazionale Archeologia della Vite e del Vino in Etruria, svoltosi a Scansano nel 2005, secondo le intenzioni degli organizzatori raccolse attorno a un tavolo di discussione gli studiosi e gli interessati al tema della viticoltura e della produzione del vino.
L’ambizioso progetto del Convegno era di approfondire alcuni aspetti della ricerca contemporanea, che abbracciavano il bacino Mediterraneo, il Vicino Oriente e il continente asiatico. Fu anche l’occasione per affrontare questo tema da punti di vista diversi e multidisciplinari: archeologia, botanica e biologia molecolare concorrevano per la prima volta a far emergere le possibili relazioni tra il paesaggio della vite silvestre e i siti archeologici, partendo dal presupposto che le piante potessero conservare, nel proprio patrimonio genetico, le tracce delle forme di coltivazione approntate dalle comunità antiche per la produzione del vino.
Gli atti del Convegno scansanese furono pubblicati per i tipi della Ci.Vin in una prima edizione (la cosiddetta editio minor), che offriva in tempi rapidi e in forma divulgativa i risultati di quelle giornate di intenso confronto. A distanza di 7 anni per merito soprattutto di Andrea Ciacci e Andrea Zifferero, sostenuti dall’impegno della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, del Comune di Scansano e dell’Associazione Nazionale Città del Vino, quella nuova visione dinamica della viticoltura, che apriva nuovi scenari storici e archeologici sull’origine di alcuni vitigni italiani e offriva inedite opportunità e prospettive di studio alla biologia molecolare, ha trovato la giusta dimensione nella pubblicazione dell’attuale volume, che a buon diritto si può definire editio maior.
Infatti il volume, pubblicato per i tipi delle Edizioni All’Insegna del Giglio, non contiene soltanto i contributi originali, aggiornati o rivisti, ma ne presenta di nuovi, frutto dell’impegno di giovani laureati e dottori di ricerca dell’ateneo senese.
Inoltre nel volume compaiono i risultati di due importanti progetti ormai giunti a conclusione, che riguardano il territorio scansanese e più in generale la valle dell’Albegna, un contesto che già nel VI secolo a.C. produceva vino per l’esportazione verso la Gallia. Entrambi i progetti di ricerca forniscono significativi argomenti per la valorizzazione enologica della valle dell’Albegna, oggi divisa tra i territori di diverse produzioni a denominazione controllata, oltre al più famoso Morellino di Scansano.
Il progetto ArcheoVino ha messo in evidenza, attraverso l’analisi del germoplasma, la reale possibilità che le viti silvestri prossime a insediamenti etruschi e romani lungo i corsi del fiume Albegna e del fosso Sanguinaio siano i relitti di antichi vitigni coltivati, andati incontro a un progressivo rinselvatichimento. Alcuni esemplari vicini a siti rurali etruschi e romani, tra cui Ghiaccio Forte, presentano infatti un elevato grado di similarità genetica con i vitigni Sangiovese e Canaiolo Nero.
La conseguente elaborazione di linee guida per un Parco della Vitivinicoltura Antica di Scansano si muove nel senso della difesa attiva del paesaggio e della valorizzazione della sua storia in questo caso segnatamente vitivinicola, attraverso un proficuo dialogo tra archeologia e discipline scientifiche.
Il volume sarà presentato da Michel Gras, già Direttore della Scuola Francese di Roma e ora direttore di ricerca emerito del CNRS, autore di fondamentali ricerche sul commercio del vino in età arcaica nel Museo Archeologico e della Vite e del Vino, dove è in corso la mostra La valle del vino etrusco, coerente con il tema del Convegno di cui costituisce un immediato frutto. Interverranno inoltre i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale di Scansano, i curatori del volume, il presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino, il direttore del Museo Archeologico e della Vite e del Vino.

venerdì 15 giugno 2012

Rio + 20, AIAB e Via Campesina denunciano le false promesse del capitalismo verde.



Rio + 20, AIAB e Via Campesina denunciano le false promesse del capitalismo verde.

Per rispondere alle crisi climatica, ambientale e alimentare serve adottare un modello agricolo e alimentare ispirato alla Sovranità Alimentare


Il 20 giugno si inaugurerà la Conferenza di Rio+20 a distanza di un ventennio da quella che aprì la stagione delle conferenze ONU dedicate ai grandi temi sociali e ambientali. Dall'Earth Summit, che stabilì per la prima volta un’agenda globale per lo “sviluppo sostenibile”, scaturirono le tre convenzioni internazionali: sulla Biodiversità, sul Cambiamento Climatico, e sulla Desertificazione. Ognuna di queste prometteva di avviare azioni destinate a proteggere il pianeta e la vita sulla Terra, nonché a garantire a tutti gli esseri umani una vita dignitosa. Allora, molte organizzazioni sociali si congratularono e, cariche di speranza, supportarono quelle con venzioni.
Venti anni dopo siamo constretti a constatare che i processi e le cause che determinano il deterioramento ambientale, economico e sociale continuano ad agire indisturbati e che le condizioni di vita sulla Terra sono peggiorate. Gli accordi internazionali non hanno arrestato la perdita di biodiversità, né l'avanzare inesorabile della desertificazione, inoltre continua a crescere il numero di persone che soffrono la fame nel mondo, numero che sfiora ormai da vicino la vetta del miliardo.
Fatto ancor peggiore, siamo profondamente preoccupati dall'idea che il meeting Rio+20 possa servire a rafforzare le istanze neoliberali e i processi dell’espansione capitalistica. Sotto l’ingannevole etichetta della “green economy”, si nascondono in realtà nuove forme di contaminazione e distruzione ambientale insieme a nuove ondate di privatizzazioni e nuove espulsioni forzate di contadini e popolazioni indigene dalle loro terre.
La Via Campesina, ed AIAB con essa, si mobiliterà per Rio + 20, rappresentando la voce dei contadini e dei produttori biologici nel dibattito globale e difendendo una diversa idea di sviluppo. Lo sviluppo che vogliamo, infatti, è basato sul benessere condiviso, su un sistema agricolo e alimentare in grado di garantire cibo per tutti, di proteggere le risorse naturali e di promuovere un uso responsabile ed equo dei beni comuni.
Il capitalismo improntato alla esclusiva ricerca del profitto ha generato la più grande crisi economica a livello globale che si sia verificata dai tempi della crisi del 1929. Dal 2008, il modello di sviluppo dominante ha cercato strade per uscire da questa pesante crisi strutturale, puntando a trovare nuove possibilità di accumulazione.
Governi, imprenditori e organizzazioni delle Nazioni Unite hanno passato gli utlimi anni costuendo il mito del capitalismo verde e della tecnologia verde. Presentando queste soluzioni come una nuova possibilità per tenere insieme 'affari' e gestione responsabile dell'ambiente, ma in realtà, per loro, la green economy rappresenta il 'Cavallo di Troia' attraverso il quale ottenere un nuovo avanzamento del capitalismo, mettendo l'intero pianeta sotto il controllo dei grandi capitali.
Ci sono vari meccanismi economici/finanziari che trarranno giovamento dalla green economy e che si porteranno dietro un pesante carico ambientale. Pensiamo ad esempio all'Emissions Trading System e ai REDD+ (Reduced Emissions from Deforestation and Forest Degradation).
La crisi ambientale e climatica è connessa all'attuale crisi finanziaria, economica, sociale e alimentare. In quanto settore chiave, l'agricoltura è parte della soluzione, ma le politiche pubbliche stanno andando nella direzione sbagliata.
Le principali sfide che l'agricoltura deve affrontare sono: sviluppare sistemi agricoli agro-ecologici, mantenere un sistema agricolo fondato su aziende familiari e di piccola scala, capace di raffreddare il pianeta e quindi conservare il tessuto socio-economico e culturale delle zone rurali.
Il concetto di Sovranità Alimentare deve diventare il principio fondante delle politiche alimentarie agricole sia a livello internazionale, che regionale e locale.
Le soluzioni esistono e vanno dallo sviluppo dell'agricoltura sostenibile e familiare, alla tutela dell'ambiente, passando per la protezione e il sostegno agli agricoltori, per la delocalizzazione dei sistemi alimentari. E ancora, servono meccanismi pubblici di stabilizzazione dei mercati per ottenere stabilità dei prezzi per gli agricoltori e prezzi ragionevoli per i consumatori, così come è imprescindibile porre fine al land grabbing e ai sussidi per i biocarburanti.


Andrea Ferrante

Presidente Consiglio Direttivo Federale AIAB

lunedì 4 giugno 2012

Ecocompatibilmente Fest alla Villa Sforzesca di Castell'Azzara

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                             eccoci qui a parlare di EcoCompatibilMente Fest, o meglio del festival e dei prodotti biologici che lì verranno esposti e degustati.

L'appuntamento è ormai prossimo e premono le necessità organizzative per riuscire a sviluppare lo spazio espositivo nel modo migliore.

EcoCompatibilMente Fest vuole essere un momento che, guardando criticamente all'attuale modo di produrre e vivere basato sullo sfruttamento e sul consumo, vuole contribuire a creare occasioni utili a instaurare circoli virtuosi tra ambiente, produzioni e relazioni sociali.
Noi che organizziamo il festival non siamo produttori, ma consumatori che pensano che un'alleanza forte tra produttori locali e consumatori possa permettere di valorizzare le pratiche contadine e artigianali minacciate altrimenti dall'industria e dalla grande distribuzione.

Per questo i valori che coltiviamo sono questi:

- un'economia basata sull'etica della responsabilità
- restituire le ricchezze del territorio a chi lo abita attraverso i prodotti dell'agricoltura e dei suoi trasformati
- la difesa dei beni comuni
- economia di relazione
- la costruzione di reti di economia solidale
- l'incentivazione e la promozione dell'agricoltura naturale
- filiera corta
- la sostenibilità ambientale
- la protezione della biodiversità
- un prezzo equo e trasparente

Per tutti questi motivi abbiamo deciso di coinvolgervi nella costruzione del festival e per tutti questi motivi ci piacerebbe riuscire a creare un canale di comunicazione tra consumatori e produttori che ci porti insieme alla promozione di questa economia nel territorio. Pensavamo per esempio a mercati mensili, alla costruzione di gas, e quant'altro ci verrà in mente. Già altre esperienze hanno dimostrato quanto può essere forte l'alleanza tra consumatori e produttori locali.
Gli orari della manifestazione saranno indicativamente:

Sabato 23 giugno dalle ore 15.00 alle 22.00 
Domenica 24 giugnodalle 10.00 alle 20.00

martedì 8 maggio 2012

Prima fiera del vino naturale in Abruzzo

Lo splendido scenario del seicentesco Palazzo Santucci di Navelli (AQ) ospiterà il 12 e 13 maggio 2012 Naturale, la prima fiera del vino naturale e artigianale organizzata in Abruzzo, che vedrà la partecipazione di oltre 30 produttori provenienti dall’Italia e dall’estero.
Navelli, L'Aquila Naturale vuole offrire ad appassionati e addetti del settore l’opportunità di scoprire vini autentici e di qualità, conoscere i volti e le storie dei vignaioli che ne sono artefici, approfondire i principi della viticoltura naturale.
Naturale come il vino prodotto senza utilizzo di prodotti di sintesi, che rifiuta ogni omologazione e ci racconta l’unicità dei territori e delle annate.
Naturale come i vignaioli “artigiani” che, unendo esperienza, passione ed etica, ci regalano vini “vivi” e sempre unici.
Naturale è percorso libero di degustazione, seminari e conferenze di approfondimento, gastronomia di eccellenza e degustazioni guidate alla scoperta di vitigni, cantine e territori.
A ospitare l’evento sarà il bellissimo borgo di Navelli, situato nell’area del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, famoso per il suo zafferano e centro di numerose iniziative di promozione della cultura e delle tradizioni del territorio, da oggi sede della prima rassegna di vini naturali e artigianali in Abruzzo.
Naturale è un evento organizzato dall’associazione culturale DinamicheBio – nata per iniziativa di quattro giovani aquilani desiderosi di promuovere le peculiarità del territorio, attraverso attività di valorizzazione del patrimonio paesaggistico e naturale, e delle eccellenze produttive che ne sono espressione – con la collaborazione di Emanuele Giannone (wine writer e degustatore) e Pierluigi Massari della Cantina Il Boss di L’Aquila, e il patrocinio della Provincia di L’Aquila e del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
.http://www.naturalefieradelvino.it/

lunedì 6 febbraio 2012

Mobilitazione per fermare la svendita del patrimonio pubblico il 7 febbario a Roma davanti Montecitorio

DDL di Conversione in legge del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività, e, in particolare, Art. 66 (Dismissione di terreni demaniali agricoli e a vocazione agricola)

Negli ultimi 10 anni, nel nostro Paese, c’è stata una perdita della superficie agricola utilizzata pari a 300 mila ettari, accompagnata da una riduzione del numero di aziende di circa un terzo (-32,2%) e da un processo di concentrazione dei terreni in un numero minore di aziende, al quale hanno fatto da contraltare la drastica riduzione delle aziende di piccola agricoltura contadina e un vero e proprio abbandono delle zone rurali.

L'alienazione massiccia di terre pubbliche, proposta dal Governo in un momento di crisi economica gravissima che colpisce tutti i settori economici, non ultimo quello agricolo, che per altro è ulteriormente penalizzato a causa di una scarsa capacità di accesso al credito, darebbe una occasione unica alle immense disponibilità di liquidità gestite dalla malavita organizzata (Mafia, Ndrangheta, Camorra,..) di appropriarsi a prezzi di favore di una parte ingente del patrimonio messo in vendita, facilitando così il riciclaggio dei proventi illeciti.

Questa vendita di beni pubblici porterebbe ad una immediata e corposa redistribuzione fondiaria a favore di pochi, ma non sarebbe in grado di sviluppare un volano di rilancio economico conseguente.

La grave crisi economica che stiamo vivendo richiede risposte capaci di assicurare allo Stato e alle sue articolazioni territoriali una rendita certa, come può essere la concessione in affitto, e costante nel tempo. Ma è necessario anche garantire e promuovere l'accesso alla terra e lo sviluppo di nuove imprese agricole, meglio se condotte da giovani imprenditori rurali singoli o associati, includendo anche attività di rilevanza sociale, per dare una serie risposta alla drammatica crisi occupazionale.

Siamo infatti convinti della necessità di promuovere l'imprenditoria giovanile e l'ingresso di nuovi operatori nel settore primario, nonché della necessità di garantire la sopravvivenza delle piccole realtà già esistenti nel settore.

Mirando a questi obiettivi chiediamo di bloccare l'inutile alienazione dei terreni agricoli demanialiprevista dal DLL attualmente in discussione alla 10a Commissione del Senato e di cambiarne l'impostazione del testo basandosi sulle nostre proposte.

Intendiamo garantire una entrata in tempi certi di risorse aggiuntive alla casse pubbliche attraverso la messa in valore obbligatoria, tramite contratti di affitto ad equo canone riservati ad imprenditori agricoli, con priorità a giovani singoli o associati ed ad iniziative di rilevanza sociale (agricoltura sociale), di tutte le superfici agricole oggi di proprietà pubblica, con l'obbligo per tutte le pubbliche amministrazioni di attivare le locazioni entro i dodici mesi seguenti alla pubblicazione della legge.

L'avvio di attività di produzione agricola porterebbe immediato beneficio alla casse pubblichetramite:

1) le risorse provenienti dai contratti di locazione,

2) le vendita di beni e servizi delle attività avviate che determinano versamenti di IVA,

3) il pagamento degli oneri previdenziali per i nuovi lavoratori, e non ultimo la creazione di vera nuova occupazione.

L'insieme di questi versamenti porterebbe un vantaggio consistente alla casse dell'erario in maniera strutturale e non in maniera una tantum e lascerebbe intatto il patrimonio dei beni comuni, che essendo messi a reddito, assumerebbero un maggiore valore come strumenti di garanzia patrimoniale per l'eventuale accesso al credito da parte dell'Amministrazione Pubblica, come ulteriore riserva di liquidità da iniettare per investimenti pubblici.

Per fermare la svendita del patrimonio pubblico, promuoviamo una mobilitazione

il 7 Febbraio 2012 a Piazza Montecitorio alle ore 10.00

Prime adesioni: AIAB, ALPA, ARI, Campagna popolare per l'Agricoltura Contadina, Centro Internazionale Crocevia, Legambiente, Rete Semi Rurali, Terra Nuova

mercoledì 25 gennaio 2012

Necci dal 1924

Il “Necci” è un locale che cerca di essere quanto possibile “autarchico” nella sua produzione: dai cornetti al pane, dal gelato alle tagliatelle, dalle torte agli gnocchi tutto viene preparato dalla nostra cucina. I prodotti utilizzati sono assolutamente biologici e provengono in gran parte dal Lazio e dal centro Italia. Per quello che riguarda la ristorazione si può dire che Chef Ben la definisce italiana a tutte le latitudini. La sua ambizione è quella di fare i piatti dell'osteria che l'osteria non fa più (e soprattutto che nessuno mangia e ricorda più). Nel suo lavoro è reticente a sfoggiare la sua tecnica o a far pesare la sua esperienza internazionale. In cucina Ben preferisce usare queste doti per stuzzicare i palati più raffinati e far rivivere i sapori perduti dei piatti più tradizionali. Il termini nostalgia e slow food non lo spaventano purché siano spogliati da ogni retorica o sentimentalismo. La sua attitudine riflette perfettamente quella del “look” del locale e la sua filosofia: anche nella cucina infatti il filo conduttore resta quello dell’ironia.

Lo shop nasce da un’idea precisa: Un ristorante dà la possibilità di poter comprare tutti gli ingredienti necessari a cucinare alcuni dei piatti serviti in quello stesso ristorante.
Una specie di mini alimentari, un delicatessen dove si possono acquistare ingredienti base come pasta, conserve o passata di pomodoro (tutti biologici e di altissima qualità) ma anche vini e bevande ricercate come la gazzosa, la spuma o la Brasilena.

Spuma Nera "Paoletti"
Ormai un cult del “Necci”. Non servendo bibite americane a base di aspartame, la Spuma Paoletti (a base di vero zucchero) è diventata la bibita di punta del locale.

Gassosa "Paoletti"
Come per la spuma Paletti la gassosa (a base di zucchero) è diventata una bevanda molto gettonata, soprattutto d’estate, quando viene usata per “tagliare” vino bianco o birra.

"Brasilena"
La storica bevanda analcolica frizzante a base di caffè prodotta in Calabria) e commercializzata solo nel sud dalla società Acqua Calabria negli stabilimenti di Girifalco.

Caramelle "Mu"
Storiche caramelle che si sciolgono in bocca, indimenticabili per una generazione.

Aceto "Tondo"
Il balsamico Tondo è prodotto a Modena ed ha una densità straordinaria. Questo aceto ha quasi l’aspetto di uno sciroppo che, con la sua corposità, esalta qualsiasi piatto.

Olio "Gocce di Sole"
Olio extra-vergine di oliva ottenuto rigorosamente da olive italiane raccolte a mano. È un olio fruttato, delicatissimo e di rara qualità.

Pomodorini
"Le Gemme del Vesuvio" sono saporitissimi pomodorini provenienti dalle pendici del Vesuvio.

Fusilli bucati
Pasta artigianale trafilata al bronzo e essiccata a bassa temperatura. Disponibili anche Spaghetti, Spaghettoni, Calamarata, Paccheri e Ditaloni.

"Carussin - Il Carica l’asino"
La nascita di questo vino bianco è del tutto particolare e casuale: nel 2005 i proprietari dell’azienda piemontese Carussin, Bruna e Luigi, acquistano una parte di terreno vitata al tipico vitigno cortese, almeno credono in un primo momento. Non convinti e curiosi, scoprono che la vigna è caratterizzata da un antico e raro vitigno liguro-piemontese, il carica l’asino. La coincidenza è che Bruna adora gli asini, ne possiede undici e questi animali venivano adottati proprio per il trasporto di quest’uva sulle impervie colline della zona. Un vino giovane e beverino, con un saldo di uva cortese che esprime a pieno il territorio astigiano.

"I Botri di Ghiaccioforte"
La difesa del territorio e la tutela dei vitigni storici sono alla base della scelta da parte dell’azienda di uscire dalla D.O.C.G del Morellino di Scansano e di richiedere la Denominazione Comunale, per sostenere il patrimonio vitivinicolo del paese maremmano, ottenuta nel 2009. Il vigneto è in biologico dal 1994. Le uve, da viti di quarant’anni, che caratterizzano il Nero di Scansano (sangiovese, prugnolo gentile, alicante e ciliegiolo) sono vinificate tradizionalmente con una macerazione sulle bucce di 40 giorni che danno un vino elegante e “rustico”, di struttura ma anche grande bevibilità.

Risorante BAR Necci in Via Fanfulla da Lodi 68, Roma Pigneto

http://www.necci1924.com/site/?pg=shop

sabato 10 dicembre 2011

Critical Book&Wine da giovedi 15 dicembre a Roma

CRITICAL BOOK&WINE 2011
mercato degli editori e dei vignaioli indipendenti
dal 15 al 20 dicembre ESC Atelier
Un festival per promuovere l'indipendenza editoriale e vitivinicola. 6 giorni di eventi, concerti, presentazioni, degustazioni, reading e dibattiti.
13 cantine di qualità, e 36 case editrici con il 15% di sconto!
Contro il libro e il vino spazzatura, sostieni l'indipendenza!

Segnaliamo dal programma la presenza di:
Sabina Guzzanti, Harold Bradley, Ugo Mattei, terraTerra, Genuino Clandestino, TQ, ESCargot, Caterina Palazzi Jazz Quartet e tanti altri!
IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL
GIOVEDI 15
h18,30 degustazione dei vini della cantina Villa Chiarini Wulf (Vetralla - Lazio)
h19,00 presentazione del libro "La furia dei cervelli" (manifestolibri) di Roberto Ciccarelli e Peppe Allegri.
Ne discutono con gli autori Ilenia Caleo (Teatro Valle Occupato), Ilaria Lani, Francesco Sinopoli (Flc-cgil), Marco Bascetta


VENERDI 16
h18,30 proiezione documentario Genuino Clandestino (InsuTv - 70')
a seguire dibattito con Andrea Baranes (Sbilanciamoci), Cesare Fabretti (terraTerra), Franco della cantina Aurora (AP)

h21: degustazione "clandestina" con la cantina Ara Jani (Ariano Irpino - Campania)
h22 Harold Bradley Blues Trio
a seguire di set r'n'b, rock 'n roll di Wolfman Bob (Radio Popolare Roma)


SABATO 17
h18 presentazione del libro Guida ai musicisti che rompono (Giudizio Universale) con gli autori Federico Capitoni e Massimo Balducci
h22:00 Special guest SABINA GUZZANTI
a seguire concerto


DOMENICA 18
dalle 16 Poesiatotale/TQ/Escargot
h22 concerto Caterina Palazzi Jazz Quartet


LUNEDI 19
h18:30 A dieci anni dalla rivolta argentina: presentazione del libro "Ahora es cuando. crisi economica, soggettività e cooperazione produttiva. Il caso agentino" (Edizioni Aracne). Con l'autrice Giuliana Visco e Augusto Illuminati
h21 Omaggio a Christa Wolf. Letture recitate


MARTEDI 20
h18,30 presentazione del libro "Debiti illegittimi e diritto all'insolvenza" (DeriveApprodi) + "Beni Comuni" (Laterza) con Ugo Mattei, Francesco Raparelli, Andrea Baranes

venerdì 1 ottobre 2010

Territorio ovvero genius loci


La denominazione comunale, una delle ultime battaglie di Luigi Veronelli, se
usata con scrupolo e precisione, sarà uno dei mezzi per impedire la scompasa
del mondo rurale: adottata con rigore ( bandite le produzioni banali che
possono essere replicate industrialmente) rende il prodotto diverso da mille
altri in base alla sua origine, porta al contatto diretto tra produttore e
consumatore ( in Oltralpe ciò è detto Cru).
Prodotti anonimi, industriali continueranno ad avere la funzione di sfamare,
tuttavia sempre più persone vorranno conoscere il volto dell'autore di un
prodotto, che certo dovrà essere preparato e rigoroso. una brevissima storia
- nel giugno 1999 Luigi Veronelli lancia l'idea che i Comuni possano
valorizzare il proprio territorio attraverso le produzioni agricole e
artigianali
-nell'ottobre 2001 il Parlamento approva la legge costituzionale 3 che rende
possibile legiferare agli enti locali per materie di pertinenza locale
- nel giugno 2002 viene approvata nel bresciano la prima Denominazione
Comunale
- nel maggio 2005 il ministro Giovanni Alemanno dichiara che ciascun Comune
può dotarsi della DE.CO.
una definizione
- si tratta di un censimento voluto dal Comune, delle produzioni artigianali
presenti sul proprio territorio.Il censimento è voluto dal Consiglio che dà
mandato alla giunta di realizzarlo.

lunedì 14 giugno 2010

Le notti dell'Archeologia

Venerdì 9 luglio 2010

Scansano
dalle ore 18,00 Apertura cantine storiche e apertura sala degustazioni presso il Museo della Vite e del Vino, con l'Ass, Strada del Vino e dei Sapori Colli di Maremma.

Museo Archeologico "Museo Animato" con l'Associazione I Messaggeri dell'Anima
ore 19.30 aperitivo etrusco in Piazza Garibaldi- Cene nei ristoranti con alcuni piatti etruschi a menu fisso

Sabato 10 luglio 2010

Scansano -Aspettando l’alba al Ghiaccio Forte
ore 18.00 Museo Archeologico conferenza “La valle del vino etrusco: monumenti e testimonianze arcaiche del comprensorio dell’Albegna” relatori : Paola Rendini (Soprintendenza Archeologica Toscana) Andrea Zifferero (Università di Siena) Marco Firmati (Museo Archeologico Scansano)
ore 20.30 cene etrusche nelle contrade (Contrada il Dentro presso la Piazzetta Ferrucci e Contrada del Borgo presso il Giardino Orlandini) per info e prenotazioni: presso musei 0564509106
ore 23.00 "Cinema in Piazzetta" (Chiesa Parrocchiale) con l'Associazione Culturale e di Promozione Sociale Tante Quante

dalle ore 24,00 "Notte bianca" - Musica in Piazza - Bar ed enoteche aperti



Domenica 11 luglio 2010

ore 6.00 ”L’ALBA A GHIACCIO FORTE” Concerto sul sito archeologico dell’Orchestra Città di Grosseto - Colazione al Ghiaccio Forte con i prodotti delle aziende locali (€. 5,00)
A Scansano: MERCATO DELLA FILIERA CORTA

lunedì 15 febbraio 2010

Per una Politica Agricola Comune nel segno della sovranità alimentare

L’anno 2009 ha mostrato l’ampiezza delle difficoltà alle quali fanno fronte
contadine e contadini europei. Il latte non è la sola produzione in crisi e i
redditi agricoli si sono ridotti quasi dovunque. La PAC attuale e l’OMC, che
ne è il quadro, hanno mostrato la loro incapacità a risolvere i problemi che
anzi hanno reso più gravi: le aziende agricole spariscono rapidamente, la
disoccupazione aumenta pesantemente, la fame colpisce 1 miliardo di esseri
umani, il pianeta si scalda, la biodiversità sparisce, aumentano velocemente i
danni alla salute a causa dei modelli dominanti di produzione e di consumo.
Tuttavia l’UE non sembra disposta a cambiare la politica neolberista che ha
mondializzato la nostra agricoltura e la nostra alimentazione. Produttori e
consumatori sono i grandi perdenti mentre i benefici dell’agroindustria e della
grande distribuzione aumentano. Se l’UE non si muove, l’agricoltura europea è
in pericolo e ci attende una catastrofe sociale ed ambientale: senza
contadini, chi nutrirà la popolazione? Il fallimento di Copenaghen mostra che
i governi sono miopi. I contadini europei hanno bisogno del massimo di alleati
nella società per difendere una nuova politica agricola ed alimentare. Il 2010
deve essere l’anno di un ampio dibattito pubblico in UE affinché le priorità
della politica agricola ed alimentare post 2013 siano ridefinite prima ancora
di decidere il budget dell’UE per lo stesso periodo.l’accesso all’alimentazione per tutti: è una sfida mondiale per adesso e per i
prossimi decenni(1). L‘agricoltura contadina è oggi riconosciuta come quella
che può meglio rispondere a questa sfida(2). Ora essa è trascurata dalle
politiche agricole UE e dall’OMC a vantaggio di grandi aziende mondializzate.
La sfida non è tecnica ma riguarda l’accesso alla produzione agricola e
l’accesso all’alimentazione.

Rispondere alla sfida dell’impiego: contadini e rurali europei numerosi per
nutrire l’Europa. Mentre la disoccupazione esplode in Europa, l’UE non può
continuare a distruggere le proprie aziende(3) ed i propri impieghi rurali.
Mantenere ed insediare contadini(e) presuppone la restituzione al settore
agricolo di un riconoscimento economico e sociale che esso ha perso con la PAC
attuale.

Diminuire il riscaldamento climatico e salvare la biodiversità. Si favorisce
frenando l’industrializzazione della produzione agricola e dell’allevamento.
Le pratiche agricole ed i modelli produttivi favorevoli al clima ed alla
biodiversità sono noti: attuarli significa rompere col modello attuale.
2. Come la sovranità alimentare risponde a queste sfide?

La sovranità alimentare dà alla popolazione ed all’UE il diritto di definire
la propria politica agricola ed alimentare partendo dai bisogni della stessa
popolazione e del proprio ambiente, non partendo da regole del commercio
internazionale scritte in ideologia «libero»-scambista. Ad esempio spetta
all’UE proibire la coltivazione e l’importazione di OGM(4) se gli europei non
li vogliono, togliendo all’OMC la possibilità di impedirglielo; spetta all’UE
decidere di passare da un deficit del 75% in proteine vegetali – per nutrire i
propri animali di allevamento – all’autonomia, del tutto possibile sulle
nostre superfici agricole ed indispensabile per raggiungere importanti
obiettivi ambientali. Per questo occorre rivedere l’accordo OMC del 1994.
La sovranità alimentare fissa all’agricoltura, come priorità, il produrre
anzitutto per nutrire la popolazione e non per il commercio internazionale.
L’UE, che è diventata il primo importatore e il primo esportatore di prodotti
alimentari, deve dunque rivedere completamente le sue priorità. Esportare
polvere di latte mentre si importa la soia per nutrire le vacche, andare a
produrre frutta e ortaggi – anche bio – nei paesi del sud perché là è meno
cara la manodopera, conduce agli attuali vicoli ciechi sociali ed ambientali.
La sovranità alimentare, al contrario, rilocalizza le produzioni agricole
vicino ai consumatori.
La sovranità alimentare, affidando a contadine e contadini un ruolo centrale
nell’alimentazione della popolazione della loro regione, dà loro un senso ed
una legittimità sociale di cui sono stati spesso privati dalla PAC attuale. La
sovranità alimentare in effetti si oppone alla concentrazione attuale del
«potere alimentare» nelle mani dell’industria e della grande distribuzione.
Sono compiti del potere politico, in questo caso dell’UE, regolare la
produzione, i mercati, la distribuzione, tenendo conto di tutti gli attori
della catena alimentare. Sta anche ai produttori ed ai consumatori, come si
pratica sempre più, raccorciare la catena con molteplici forme di
commercializzazione più diretta. In ciò essi devono venire incoraggiati dalla
politica agricola e alimentare (PAAC) mentre le norme sanitarie – oggi
industriali – dei prodotti trasformati in azienda devono essere adattate alle
stesse aziende agricole.
Non bisogna fraintendere: la sovranità alimentare non è autarchia e nemmeno
un richiudersi all’interno delle frontiere. Non si oppone agli scambi
internazionali: ogni regione del mondo ha prodotti specifici che può
commercializzare, ma la sicurezza alimentare è troppo importante per farla
dipendere da importazioni. In ogni regione del mondo la base
dell’alimentazione deve essere, se possibile, prodotta sul posto. Ogni regione
deve quindi avere il diritto di proteggersi da importazioni a basso prezzo che
rovinano la propria produzione.
La sovranità alimentare non stabilisce solo un diritto ma anche un dovere,
quello di non portare danno alle economie agricole ed alimentari di altre
regioni del mondo. Ogni dumping, cioè ogni aiuto per esportare ad un prezzo
inferiore al costo di produzione(5), dev’essere proibito. Ciò per gli aiuti
all’esportazione ed anche per i pagamenti diretti quando questi permettono di
vendere e di esportare ad un prezzo inferiore del costo di produzione.
La sovranità alimentare non riguarda solo l’alimentazione della popolazione
attuale, ma anche quella delle generazioni future, perché vuole la
conservazione delle risorse naturali e dell’ambiente. Per questo bisogna
sviluppare modelli di produzione agricoli che diminuiscono le emissioni
agricole di gas ad effetto serra, favoriscono la biodiversità e la salute.
Diminuendo i trasporti e modificando i modelli di produzione troppo intensivi
si contribuisce a risolvere le sfide climatiche ed ambientali.

Attorno al tema della sovranità alimentare possono incontrarsi in Europa
coloro che si impegnano per il cambiamento di politica agricola/alimentare e
coloro che lavorano per la rilocalizzazione alimentare. E’ questa la dinamica
che potrà pesare sugli orientamenti della futura politica agricola.

3. Una nuova PAAC che rompa con gli attuali vicoli ciechi(6):

I nostri obiettivi:

* Mantenere e sviluppare un’agricoltura contadina, sostenibile e sociale che
nutra la popolazione, preservi l’ambiente e la salute e conservi paesaggi
rurali vivi. Per questo, contadine e contadini devono anzitutto poter vivere
con la vendita dei loro prodotti, grazie a prezzi agricoli stabili e
remuneratori. E’ condizione necessaria al loro riconoscimento economico e
dunque anche all’attrazione dei giovani verso il lavoro agricolo.
* Riservare il sostegno pubblico ai modelli di produzione ed alle aziende che
creano benefici all’impiego ed all’ambiente.
* Rilocalizzare il più possibile l’alimentazione e ridurre l’invadenza della
grande distribuzione e dell’industria sulla catena alimentare.

Le nostre priorità:
1.reddito, prezzi agricoli: prezzi agricoli remunerativi e stabili implicano:

il governo delle produzioni, la regolazione dei mercati agricoli, la
trasparenza lungo la filiera alimentare, la limitazione dei margini di guadagno
della trasformazione e della distribuzione. Per far fronte a eccedenze
congiunturali climatiche di produzione, vengono stabiliti prezzi minimi.

Il diritto a proteggersi da importazioni a basso prezzo, incluse le
importazioni per alimentazione animale, va di pari passo con la fine del
dumping all’esportazione, sotto tutte le forme attuali(7). Il livello
variabile di protezione doganale deve essere legato al prezzo di produzione
europeo(8).

Pagamenti diretti, rapportati al numero di lavoratori, vengono attribuiti alle
piccole aziende, per il loro ruolo sociale ed ambientale(9), ed alle aziende
sostenibili delle regioni sfavorite da un punto di vista agronomico e
climatico, perchè hanno costi di produzione più elevati rispetto al
riferimento scelto nel punto precedente.

I salariati agricoli, europei o immigrati, beneficiano degli stessi diritti.
Gli Stati sono obbligati a fissare un salario minimo.

2.ambiente:

Norme di produzione da rispettare da parte di ogni azienda, che riducano l’uso
di energia, di sostanze chimiche e di acqua, che limitino l’emissione di
anidride carbonica, che siano favorevoli alla biodiversità.Premi da destinare alle aziende che rispetto a queste norme hanno
comportamenti più virtuosi sul piano ambientale e sociale (come l’agricoltura
contadina biologica): ad esempio, pratiche agronomiche che aumentano il tasso
di materia organica del suolo, che immagazzinano il carbonio nel suolo e
assicurano la fertilità a lungo termine sono promosse e sostenute. Ricerche e
formazione sono orientate in questo senso.

3. L’insediamento e l’accesso alla terra

sono facilitati da misure europee e nazionali che permettono ad un maggior
numero di giovani di diventare contadini(e). La concentrazione e
l’urbanizzazione delle terre agricole sono frenate.

4. Una politica di sviluppo rurale,
che completa le misure precedenti, viene stabilita. Essa dà la priorità
all’impiego rurale, al riequilibrio geografico delle produzioni, al commercio
locale ed ai servizi di prossimità.

5. Le regole attuali del commercio internazionale agricolo1sono rimesse in discussione, il ciclo OMC di Doha abbandonato come gli accordi
di «libero»-scambio con paesi terzi. Viene introdotta una nuova gouvernance
alimentare mondiale, con nuove regole di commercio internazionale. Essa si
fonda sulla sovranità alimentare e sul diritto all’alimentazione.

6. Produrre e importare OGM in agricoltura e produzione alimentare

sono proibiti, così come i brevetti sul vivente. L’utilizzazione, lo scambio e
la riproduzione di sementi contadine sono incoraggiati.

7. L’UE smette di sostenere l’utilizzo e la coltura di agro-carburanti
industriali.

Il bilancio energetico degli agro-carburanti europei è, in effetti, negativo e
a livello mondiale: essi entrano in concorrenza con le superfici agricole
dedicate all’alimentazione o alle foreste. Ma l’autonomia energetica delle
aziende può essere rafforzata con l’utilizzo di olio puro compresso sul posto,
partendo da oleaginose coltivate in azienda o presso vicini.

venerdì 12 febbraio 2010

Agricoltura convenzionale e agricoltura biologica

Uno studio condotto dalle Università di Pisa e Firenze evidenzia che il bilancio energetico tra agricoltura tradizionale e agricoltura biologica avvantaggia quest’ultima, la quale in particolare fa molto meno ricorso ai carburanti fossili. Di contro, però, la sua produttività risulta inferiore.

- di Virginia Greco -



Da ormai nove anni è in corso al centro di ricerca “Enrico Avanzini” dell’Università di Pisa (in collaborazione con l’Ateneo fiorentino) una sperimentazione che mette a confronto il sistema di coltivazione tradizionale (ossia intensivo) e quello biologico, per valutare il consumo energetico che essi comportano.

Sono stati dedicati al progetto 24 ettari di terreno, 12 per ciascuno dei due tipi di agricoltura. Le specie coltivate sono grano duro e grano tenero, mais, favino e girasole.

Ciò che i ricercatori sono andati a tracciare è un vero e proprio bilancio energetico delle differenti colture, ossia hanno preso in considerazione ogni tipo di apporto energetico necessario ad arrivare dal seme alla materia prima alimentare. Sono inclusi nel computo, ad esempio, il carburante utilizzato dai macchinari che arano i campi come anche l’energia spesa per produrre le sostanze diserbanti, i concimi e gli antiparassitari.

L’analisi ha condotto alla conclusione che la coltivazione tradizionale comporta un consumo energetico di gran lunga superiore a quello necessario all’agricoltura biologica.

“Considerando le sole energie da carburanti fossili”, dichiara Marco Mazzoncini, neodirettore del Centro Avanzini di Pisa, “per le coltivazioni tradizionali servono circa 21.000 MJ (megajoule) per ettaro all’anno, mentre nel caso del biologico ne occorrono solo 12.000, con un risparmio di circa il 50% di energia immessa nel sistema”.Il consumo largamente superiore da parte delle colture tradizionali deriva proprio dall’uso massiccio di sostanze chimiche. In termini di prodotti per concimare il terreno e difendere il raccolto dai parassiti, l’agricoltura convenzionale utilizza il corrispondente di 14.103 MJ all’anno per ettaro, mentre nel biologico si registra un consumo di solo 5.279 MJ: quest’ultimo, dunque, risparmia il 60%.




La differenza si riscontra anche nell’ambito dell’energia impiegata per l’uso dei macchinari, ma in questo caso (come intuibile) essa è molto meno significativa: l’agricoltura biologica necessita 6.625MJ all’anno per ettaro contro i 7.004MJ di quella convenzionale.

In definitiva la pratica della coltura biologica permette di risparmiare molto in energia impiegata per “trasformare” il seme in cibo. Questa valutazione riguarda però i soli flussi in entrata, vale a dire l’energia immessa nel sistema. Per effettuare un bilancio (che è quanto i ricercatori pisani intendevano svolgere) occorre prendere in considerazione anche i flussi di uscita, cioè quanta energia il sistema è in grado di fornire all’esterno.

Quello appena espresso appare un concetto astratto, ma in termini pratici il flusso d’uscita indica il potenziale nutritivo del prodotto finale. Il grano e il mais coltivati saranno utilizzati dall’organismo di coloro che se ne ciberanno per produrre energia, necessaria alla propria sopravvivenza e al movimento.

Questa energia è valutabile e misurabile (in MJ), esattamente come fatto per quella in ingresso al sistema (del resto sulle etichette degli alimenti è riportata l’energia di quest’ultimi in chilocalorie e in joule, appunto).

Sul piano delle uscite purtroppo l’agricoltura biologica perde punti e viene scavalcata da quella convenzionale, la quale è in grado di fornire 153.730 MJ annui per ettaro di terreno coltivato, contro i 126.512 MJ del biologico. Si tratta di circa un 20% di differenza a favore del sistema classico.

Guardando le percentuali, il bilancio resta comunque positivo per l’agricoltura biologica, ma certamente non abbastanza vantaggioso come ci si augurerebbe. Se, quindi, si convertissero al sistema biologico tutte le colture mondiali, si otterrebbe un grandissimo risparmio di energie da combustibili fossili, ma si riscontrerebbe anche una produzione minore.




Resta comunque che il biologico fa un uso dell’energia estremamente efficiente, ossia con sprechi molto limitati. Quest’ultimo infatti produce un po’ più di 1kg di alimento con 1MJ di energia, mentre nell’agricoltura convenzionale si hanno in media solo 0.3kg: l’indice di produttività è dunque quasi quattro volte superiore.

Qual è dunque la conclusione? In realtà non ce n’è una definitiva: “Si hanno due estremi”, sottolinea Mazzoncini, “da un lato l’agricoltura intensiva, dall’altro quella biologica. Pensare che l’adozione dell’uno o dell’altro sistema possa risolvere il problema della fame nel mondo è un’illusione”. Secondo gli ultimi dati forniti dalla FAO gli affamati nel mondo sono cresciuti del 9% nel 2009, raggiungendo la vetta di 1,02 miliardi, il valore più alto registrato dal 1970.

“La questione è complessa”, conclude il neodirettore del Centro Avanzini, “forse ciò di cui abbiamo bisogno è un cambio radicale di paradigma che, a partire dall’agricoltura, coinvolga il sistema distributivo e l’intera filiera produttiva”.

mercoledì 10 febbraio 2010

Gusto nudo "Fiera dei vignaioli" 24-25 aprile 2010 Bologna

GUSTO NUDO

“FIERA DEI VIGNAIOLI ERETICI”

24&25 APRILE 2010 BOLOGNA



«Quando il mondo classico sarà esaurito, quando saranno morti tutti i contadini e tutti gli artigiani, quando non ci saranno più le lucciole, le api, le farfalle, quando l’industria avrà reso inarrestabile il ciclo della produzione, allora la nostra storia sarà finita»(1962) P.P. Pasolini



Con questo 2010 arriviamo alla quarta edizione di Gusto Nudo, manifestazione che da piccola esperienza nata a livello sperimentale è riuscita a scavarsi una propria credibilità nel panorama nazionale ….. e a ben pensarci anche internazionale, vista l’esperienza berlinese dello scorso Novembre

Anche quest’anno quindi siamo pronti a portare a Bologna la nostra Fiera.

Fiera che nelle edizioni passate aveva come corollario la dicitura “dei vignaioli indipendenti”, da quest’anno vogliamo cambiare, non perché disconosciamo la nostra storia e nemmeno le nostre convinzioni, crediamo tuttora che il concetto di vignaiolo indipendente sia fondamentale per un rapporto che veda in fruttuosa collaborazione la dimensione produttiva con quella della salvaguardia del territorio e del paesaggio. Crediamo allo stesso momento che questo “movimento” di vignaioli indipendenti, di produttori di vino naturale, e di manifestazioni che lo supportano sia di fronte ad un bivio. Il mercato, quello grande, il businnes della grande distribuzione sta in maniera disinvolta accorgendosi ed appropriandosi del valore che rappresenta questo movimento, e purtroppo parlando di valore non ci riferiamo al valore culturale ma a quello meramente monetario.

Vogliamo quindi proporre a voi vignaioli, attori principali di questa stagione importante ed entusiasmante per l’agricoltura italiana di aderire ad un nuovo concetto. Da quest’anno Gusto Nudo si chiamerà “fiera dei Vignaioli Eretici”.

Eretici perché non disponibili a venire a patti con la dottrina liberista, eretici perché convinti che il rispetto del territorio è inscindibile dal rispetto per l’uomo, sia esso consumatore o collaboratore nel lavoro in vigna e in cantina, eretici perché inossidabili nel difendere il carattere del proprio prodotto dall’omologazione della distribuzione massiva, eretici perché convinti che la biodiversità sia una ricchezza che appartiene alla natura a 360°, dalla flora al paesaggio all’umanità.

Vogliamo creare un incontro di vignaioli che ci piace definire “eretici” perché ci rifacciamo alla semantica di questo termine, laddove eresia significa capacità di scegliere tra le varie opzioni, e forza nell’affermare le proprie convinzioni. Non crediamo e non vi proponiamo né il martirio, né il rischio della messa all’indice delle vostre opere, ma siamo convinti che un gruppo di uomini e donne, produttori, persuasi che sia necessario rilanciare una proposta politica, contadina ed umanista nei confronti dell’industria, possa resistere come valida alternativa alle crociate dell’egemonia cieca del mercato.Vogliamo proporre ai consumatori e agli appassionati di enogastronomia, un incontro di culture e saperi che rifiutino di chiudersi nelle loro autonomie o tipicità ma che si confrontano, si accettano e si valorizzano diventando nella loro semplicità foriere di gioia.

Con questo appuntamento, con quelli che seguiranno vogliamo quindi creare degli spazi per il confronto, per l’immaginazione e per il sogno, e anche per l’acquisizione e l’autorganizzazione di nuovi spazi di mercato. Questi sì, finalmente indipendenti.



Vi invitiamo quindi a Bologna nei giorni 24 e 25 Aprile, dalle 15 alle 21, negli spazi dell’ex convento di San Leonardo in Vicolo Bolognetti 2 a Bologna, lo spazio è un antico chiostro del 600 sito nel centro storico della città, situazione logistica che permette - a nostro avviso – una gradevole fruizione dell’evento da parte di tutti i partecipanti.



Durante la fiera sarà naturalmente possibile vendere i propri prodotti



Nella speranza di aver stuzzicato la vostra voglia di partecipare e con il desiderio di poterci risentire e rivedere presto per definire al meglio la vostra eventuale presenza vi porgiamo i nostri più cari saluti.



Quota di partecipazione per entrambi i giorni, 70 euro, la quota comprende la cena di sabato e il pranzo di domenica.



Se necessitate di un posto letto a Bologna per la notte del 24 Aprile abbiamo convenzioni con alcuni alberghi nelle vicinanze dello spazio in cui si terrà la Manifestazione. Vi preghiamo di comunicarci al più presto le vostre necessità, tenendo presente che vi chiederemo 40 euro a persona per il pernottamento da aggiungere alla quota aziendale.

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