giovedì 5 novembre 2009

Vino a Denominazione Comunale Nero di Scansano e Bianco di Scansano ( DE.CO.)


La Giunta Comunale ha approvato i criteri per la creazione di un marchio collettivo a Denominazione Comunale (DE.CO.) leggi la delibera n.108/2009 www.comune.scansano.gr.it/deco/deco_del.pdf - leggi l'allegato del Vino a Denominazione comunale Bianco di Scansano www.comune.scansano.gr.it/deco/deco_all_a.pdf - leggi l'allegato del Vino a Denominazione Comunale Nero di Scansano www.comune.scansano.gr.it/deco/deco_all_b.pdf . Che cosa è la Denominazione Comunale? La De.Co. è un censimento, realizzato dal Comune, delle produzioni artigianali ( agricole o di altra natura) presenti sul proprio territorio. Il censimento è voluto dal comune che dà mandato alla giunta di realizzarlo. Alla fine degli anni Cinquanta Luigi Veronelli inizia a valutare l'opportunità che certi prodotti siano denominati attraverso la dizione del Comune dove vengono alla luce, nel luglio 1999 egli lancia, in sede A.n.c.i. l' idea che i Comuni posasano valorizzare il proprio territorio attraverso le produzioni agricole e artigianali. nell'ottobre 2001 il parlamento italiano approva la legge costituzionale 3 che rende possibile legiferare agli Enti locali per materia di pertinenza locale. Nel giugno 2002 viene approvata nel bresciano, su proposta di Riccardo Lagorio, la prima Denominazione comunale. Nel maggio 2005 il ministro Giovanni Alemanno dichiara che ciascun Comune può dotarsi della De.Co. La De.Co. è un marchio collettivo geografico ( MCG), la legge statuisce che "i soggetti che svolgono la funzione di garantire l'origine, la natura o la qualità di determinati prodotti possono ottenere la registrazione per appositi marchi collettivi, ed hanno la facoltà di concedere l'uso dei marchi stessi a produttori e commercianti".Si tratta di un censimento utile a fotografare un territorio, la De.Co quindi non tutela il manufatto nei confronti di Paesi Terzi, (del resto neache per i prodotti a denominazione europea vi è questa tutela).La De.Co.non è incompatibile con le Denominazione europee ( DOP, IGP..), è un ottimo strumento per valorizzare le ricchezze di un territorio, in particolare i giacimenti enogastronomici ( vino in questo caso).La De.Co. precisa come un prodotto viene elaborato e può valorizzare metodi tradizionali al fine di accrescere senso di appartenenza di una comunità.

Nell'immagine il gonfalone del Comune di Scansano, simbolo della DE.CO.

lunedì 2 novembre 2009

Festival nazionale delle Città De.Co. a Cremona 14 e 15 novembre


L’evento Città DE.CO. in Tour è Borsino nazionale del turismo DE.CO., la fiera dei Comuni a Denominazione Comunale che per la sua seconda edizione torma a Cremona, dal 14 al 15 novembre 2009.

E’ per gli appassionati di turismo e di enogastronomia la più importante occasione per conoscere da vicino il fenomeno delle DE.CO. attraverso la più completa mostra-mercato dei prodotti a Denominazione Comunale d’Italia. E’ la borsa delle “gite fuori porta” dove ogni Comune presenta al pubblico oltre ai giacimenti enogastronomici e l’artigianato, i migliori scorci, le attività ricettive, i musei, i parchi i beni archeologici e architettonici e le manifestazioni più importanti dell’anno. E’ una passerella per il turismo di “nuova generazione”, che cerca nell’enogastronomia l’opportunità del viaggio e dove il prodotto DE.CO. diventa “volano” del territorio e molla di spostamento.

Nella splendida cornice della Città di Cremona, lungo le vie del centro storico, saranno allestiti i gazebo espositivi di Comuni, produttori, Associazioni e Pro-loco che saranno messi gratuitamente a disposizione dal Comune. A Cremona saranno presenti oltre un centinaio di realtà provenienti da tutta Italia.

Il programma della giornata prevede oltre al momento espositivo una serie di iniziative volte a fare conoscere al pubblico lo strumento della Denominazione Comunale attraverso incontri organizzati ad hoc, degustazione di prodotti e presentazione di nuove opportunità di turismo.

Le Città DE.CO. in tour, è l’appuntamento più importante dell’anno sul fronte delle Denominazioni Comunali, l’evento che in ogni edizione cresce in risposta al fenomeno delle DE.CO. in Italia sempre in ascesa e che trova nelle attività di ASSODE.CO. giusta risonanza.

Nel cuore di Cremona, non saranno protagonisti solo i Comuni, le delibere e il territorio, ma sarà anche e soprattutto la volta dei produttori, quelli che si sono impegnati in prima persona a portare avanti un concetto di rigore e schiettezza, quei produttori che hanno dato voce e concretezza allo strumento della DE.CO., siglando per primi un patto d’onore con la terra.

Cremona sarà lo scenario eccellente in cui questa Italia delle Città DE.CO. che si muove finalmente nella giusta direzione, che ha scelto di affermarsi e che freme per essere scoperta, capita e valorizzata, si presenterà con tutta la sua forza ed eleganza.

Nella giornata di sabato 14 novembre Giancarlo LANZA, enologo de I Botri di Ghiaccioforte, presenterà nel convegno dedicato la prima Denominazione Comunale del Vino (DE.CO.) Nero di Scansano e Bianco di Scansano.

domenica 18 ottobre 2009

A Biological Winery in Tuscany: I Botri di GhiaccioForte


A Biological Winery in Tuscany
In May of 1989, Giancarlo Lanza, Doctor of Agriculture and Oenologist, together with his wife Giulia Andreozzi, herself educated
in wine tasting and serving, acquired a vineyard located in the Tuscan “Maremma” hills, which they baptised “I Botri”, a vineyard
previously owned by the descendants of a long line of traditional wine growers. In 1970, new vines were planted, selected from the
highest-quality varieties typical for the wine-growing traditions of Scansano.
The new owners modernized the vineyard as well as the production processes in the winery, taking great care to maintain the
characteristics that are typical for the wines produced in the region: the famous red “Morellino di Scansano” and the equally remarkable
white “Bianco di Pitigliano”.
To highlight the principles on which the new masters wanted to base their activities, they chose a new name for the winery as well:
“Il Biologico” ,
a choice that received official recognition in 1994, when the Establishment
was registered as a “Biological wine producer” according to the European Law CEE 2092/91.
The Vineyard “I Botri”
Covers an area of seven hectares approximately, extending over two hills up to 250 metres above sea level, near the village “I Botri”
from which it got its name, close also to the Etruscan settlement of “Ghiaccio Forte”, the latter located on the ancient highway “Via
Aquilaia”, about 12 kilometres south of the town Scansano in the Province Grosseto. It lies at a distance of about 20 kilometres from
the Tyrrhenian Sea; from its highest point, one has a dominating view over the undulating valley of the river Albegna.
The vines
Four hectares are reserved for growing the red grapes locally called “bacca rossa”: The Sangiovese variety is present with two clones
of Morellino which account for 90% of the red produce, the grape “Prugnolo Gentile” taking care of the remaining 10%. The Alicante
grape, itself a clone of the varieties Grenache and Ciliegiolo (”Cherry”), is used to produce the top-level Morellino di Scansano DOC
(DOC stands for “Denominazione di Origine Controllata”, guaranteeing the exclusive use of high-quality grapes of the region).
On two hectares, white berries referred to as “bacca bianca” are grown: The Procanico, a clone of the Tuscan “Trebbiano, the
“Malvasia” and the “Vermentino” together provide the basis for the production of the white wine Bianco di Pitigliano, a wine that
also qualifies for the denomination DOC.
The clones present in the vinyard are studied by the institute of wine cultivating of a Tuscan University.
The system of upbringing: Guyot and High Corden Spur. The system of pruning: 3-6 buds roughly.
The Soil
Predominantly calcareous, with loose surfaces.
The Winery and its Vaults
There are two vaults, one for the initial processes of vinification and fermentation, the other for maturing the superior “Riserva”
wines in small oak barrels.
Vinification is a process carried out according to traditions established over many centuries; the production of red wines involves
an extended period of “maceration”, during which the skins of the grapes remain in the grape juice; the production of high-quality
white wines requires a vinification process at strictly controlled temperature.

La vendemmia di Arturo

Chi scrive ha appena finito di lavorare come raccoglitore stagionale d'uva, ovverosia vendemmiatore, assunto con contratto a tempo determinatissimo da un tizio con un cognome che è un pezzo da novanta nell'araldica dell'enologia italiana.

Alle sue dipendenze ho trovato un fattore tuttofare, qualche raro migrante, un gruppo di studenti e una folta squadra di amici miei, che col passaparola avevano invaso i filari del patrizio cultore di vitigni.

In extremis si è aggiunto un ragazzo polacco addetto alla raccolta dei cesti carichi d'uva. Sapeva dire in italiano solo “secchio!”, “basta!” e “vai!”, e via via che imparava una nuova parola assomigliava sempre più al povero Woytila.

Formata la squadra siamo entrati nella vigna del Signore. E qui cominciano le novità rispetto al passato. La vendemmia nell'era dell'intossicazione spettacolare è concepita come una sorta di Grande Fratello. Il fattore non è più un bruto che se ne va a giro con la roncola in cinta, pronto a sbudellare qualche ozioso operaio ingrato. É un aitante tamarro di mezza età che in comunicazione telefonica col Proprietario, rinchiuso nella villa aziendale, fa le nomination per la prossima fase del Reality. Così si decide chi se ne andrà dalla vigna, chi rimarrà nelle grazie del feudatario, chi ha diritto a rientrare a sporcasi le mani con gli acini di sangiovese dietro penitenza.

Il lavoro è strutturato con competenze diverse. Il trattore è manovrato da un trattorista e attraversa una coppia di filari. I vendemmiatori si dispongono nei due filari alla destra e alla sinistra del trattore e tagliano l'uva secondo le disposizioni ricevute: l'uva migliore senza acini marci va nel vino di qualità, quello dei ricchi; i grappoli secchi o muffati sono raccolti in un secondo momento, quando si macina il vino per i poveri. Dietro al trattore si muovono i due operai raccoglitori, che sistematicamente raccolgono i secchi carichi d'uva dalle mani dei tagliatori e li rovesciano nel carrello attaccato al trattore. Il fattore esercita a questo livello un'intensa attività repressiva. Di solito pattuglia i filari, verificando i peccati di omissione dei vendemmiatori e stabilendo le pene, che possono essere colpose o dolose.

http://www.carmillaonline.com/archives/2009/10/003214.html

domenica 16 agosto 2009

Cosa si nasconde dietro l'influenza porcina?


Con tutto rispetto per la morte del figlio di Tony Manero e la scomparsa (non certo inattesa e inaspettata) di Michael Jackson, queste sono “notizie spazzatura” che vengono veicolate dai grandi e indipendenti giornali italiani per occupare da una parte i media e dall’altra il cervello dei loro lettori-sudditi.
Da una parte le notizie trash, dall’altra lo spietato quanto vergognoso terrorismo psicologico sulla pandemia di influenza che è pronta - e non si sa cosa sta aspettando - a decimare la popolazione del pianeta.
Forse, come ha dichiarato dal C.D.C. (Center for Disease Control) di Atlanta[1], la ricercatrice dell’Istituto Zooprofilattico Veneto, Ilaria Capua: “Ci stiamo preparando a un picco dal 10 agosto”.[2]
Quindi secondo gli esperti, il fantomatico virus A-H1N1 dell’influenza, sta aspettando con calma che arrivi il 10 agosto per infettare decine e decine di milioni di persone!
Certamente le fiabe dei fratelli Grimm sono molto più realistiche e credibili.

Le ultime dichiarazioni dell’O.M.S. (l’Organizzazione sovranazionale totalmente nelle mani delle lobbies del farmaco, ha dichiarato l’11 giugno 2009 Livello 6 di pandemia) apparentemente non lasciano spazio a dubbi: i casi di contagio ufficiali sono 175.000 e le vittime 1116.[3]
Addirittura il portavoce ufficiale dell’OMS, Gregory Hartl, ha dichiarato ultimamente in una conferenza stampa, che la nuova influenza si è ”diffusa in quasi il 100% dei paesi”[4]
Dai dati ufficiali è importante sottolineare subito che la mortalità di questa influenza è bassissimo.
Secondo il "Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute" (Cnesps, Iss) "ogni anno si verificano in media 8000 decessi" per tutte le cause complicanze legate all'influenza stagionale (fonte Epicentro).
Quindi dove sta il pericolo dell'influenza porcina?

La storia non compresa, si sa, tende a ripetersi…
Facciamo un salto indietro e andiamo nel febbraio 1976, ed esattamente negli Stati Uniti d’America.
Le televisioni dell’epoca mandavano in onda continuamente spot pubblicitari per terrorizzare i sudditi americani e convincerli a farsi vaccinare contro... l’influenza suina!
Avete letto bene: influenza suina.
Fu il presidente Gerald Ford ad imporre il vaccino, dopo che l’epidemia colpì la base militare di Fort Dix nel New Jersey uccidendo 19 militari. Non è stato detto che molto probabilmente la vera causa di queste morti è da imputare ai numerosi vaccini che i soldati sono tenuti a fare…
Nella rivista britannica “Time” del 27 aprile 2009, si può leggere in che modo il vaccino del 1976 provocò dozzine di morti e gravi effetti collaterali come la Sindrome di Guillan-Barré (progressiva paralisi agli arti): ci furono più morti (oltre 30) per colpa del vaccino che per il virus dell’influenza suina[5].
Oggi, a distanza di ventitrè anni, la storia si sta ripentendo: i media trasmettono spot terroristici, i responsabili della salute pubblica creano paura e spingono alle vaccinazioni di massa, Big Pharma si frega le mani…
I morti e i danneggiati (e non per colpa del virus) cresceranno esponenzialmente parallelamente alle pratiche preventive come le vaccinazioni. Esattamente come in passato.
A prescindere dalla pandemia i soldi nelle casse di Big Pharma[6] stanno già entrando a fiumi.
Stiamo parlando di un business da decine e decine di miliardi di dollari.
Una delle maggiori banche d’investimento J.P. Morgan”, (dell’impero dei Rockefeller che partecipa attivamente all’affare), “ha calcolato che i governi dei vari paesi abbiano prenotato, presso le 3-4 aziende in grado di produrre il vaccino su larga scala, almeno 600 milioni di dosi[7]
Alla fine però - sempre secondo J.P. Morgan - si dovranno sommare altre 350 milioni di dosi, che faranno lievitare le vendite di vaccini a circa 1 miliardi di dosi. Questo solo per i vaccini.
Al bottino dei vaccini, spartito tra i quattro giganti della farmaceutica (GlaxoSmithKline, Sanofi Aventis, Novartis, Astra Zeneca), va aggiunto quello dei medicinali, dove primeggia Roche con l’ormai mitico Tamiflu e ancora la Glaxo con il Relenza.[8]
Il mercato dei vaccini e tutto l’indotto (visto che spesso e volentieri i vaccini producono nuovi e futuri malati) è assai promettente, a questo punto va ricordato anche che la Wyeth (recentemente acquistata per 65 miliardi di dollari dalla Pfizer) produce il vaccino contro il pneumococco e la Merck quello contro il Papilloma virus.
Detto questo, il vaccino per il virus A-H1N1 sarà pronto non prima dell’autunno prossimo, molto probabilmente tra ottobre e novembre.
«Sulla sicurezza del vaccino non si scende a compromessi» ha detto Keiji Fukuda, il vicedirettore generale dell’OMS,[10] e infatti secondo il quotidiano britannico “The Guardian”, per assicurare le centinaia di milioni di dosi entro l’autunno, l’EMEA (l’ente europeo dei farmaci) sta permettendo alle società produttrici di scavalcare la fase dei test su larga scala sugli uomini. In pratica l’Agenzia (strumento nelle mani delle solite lobbies), ha autorizzato la “procedura rapida”.
Il tutto ovviamente a discapito della sicurezza dei cittadini.
Poi si viene a sapere che Enrica Giorgetti, moglie dell'attuale Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, è Direttore Generale di Farmindustria (fonte, sito ufficiale di Farmindustria) .

La rivista Altroconsumo ha denunciato ieri, 30 luglio 2009, che 14 farmacie su 20 da loro visitate, hanno venduto l'antivirale Tamiflu senza ricetta medica, pur essendo obbligatoria.
Una confezione costa la "modica" cifra di 36,80 euro!
Non solo, per accontentare anche le persone che non vogliono muoversi da casa, la Rete offre la primizia della Roche da 64 a 127 euro a scatola. (Ufficio stampa Altroconsumo, 30 luglio 2009).
Il Tamiflu viene spesso consigliato da medici e farmacisti compiacenti (che hanno il proprio tornaconto) e purtroppo molti italiani si preparano ad andare in ferie con l'antivirale in valigia. Questo è un banale esempio di come la pubblicità e il terrorismo mediatico agiscono sulle menti più deboli...
Ecco perché in America, oltre 3000 persone si sono offerte di fare da cavia per testare i vaccini, a fronte di 2800 soggetti richiesti dalla multinazionale che li produrrà (fonte, Ansa, "Il Sole 24 Ore" 29 luglio 2009).





martedì 16 giugno 2009

Grappoli divini

Questa storia comincia quando Giancarlo Lanza, enologo, e Giulia Andreozzi, sommelier, rilevano nel 1989 una vecchia azienda agricola nel cuore della maremma toscana, precisamente nel comune di Scansano. I due sono animati da una grande passione per il mondo del vino, si mettono all'opera, ammodernano l'azienda originaria, innovano i sistemi di produzione e decidono di puntare fortemente su due fattori: biologico e tipicità delle produzioni. Nasce così "I Botri di Ghiaccioforte" dal nome della località dove sorge l'azienda, proprio di fronte all'abitato etrusco di Ghiaccio Forte. Dei sei ettari vitati complessivi, 4 sono coltivati con vitigni a bacca rossa: sangiovese per la maggior parte, ma anche prugnolo gentile, alicante e ciliegiolo; gli altri 2 con vitigni a bacca bianca: procanico, clone locale del trebbiano, malvasia e vermentino. Il risultato è la produzione di soli vini appartenenti alle doc caratteristiche locali e cioè Morellino di Scansano e Bianco di Pitigliano, tutti rigorosamente da agricoltura biologica certificata.Le degustazioni

Morellino Riserva Vigna I Botri 2004 (90/100)
Sangiovese 85%, Ciliegiolo 10%, Alicante 5% - 14%

Il Morellino Riserva Vigna I Botri fa una lunga macerazione sulle bucce, poi affina per più di un anno in botti di rovere di Slavonia. Si presenta con un colore rosso rubino pieno. Al naso è intenso e molto complesso con profumi che spaziano dalle note balsamiche, speziate, sottobosco, fino a una componente fruttata fresca (ciliegia) che sembra sottolineare la "gioventù" di questo vino. In bocca è aristocratico, di grande eleganza con una morbidezza veramente notevole che equilibra molto bene un tannino setoso di ottima fattura e la buona acidità e sapidità. Finale persistente che avvolge il palato accarezzandolo dolcemente e lasciando la bocca pulita. Buon potenziale di invecchiamento. Degno esponente della doc Morellino e garante della tipicità delle produzione italiche.
Il Ghiaccioforte Bianco di Pitigliano doc (2007) è un vino ottenuto da un blend di uve vermentino, ansonica, trebbiano e malvasia. Si presenta con una veste giallo paglierino tendente all'oro, con una bella luminosità. Naso intenso e abbastanza complesso: emergono delicate note floreali di fiori bianchi e gialli (ginestra) e una componente fruttata che regalano al vino una certa dolcezza intrinseca. In bocca è decisamente alcolico, ma con una buona morbidezza, veramente notevole, che ne equilibra l'acidità. Acciaio. Ho assaggiato in anteprima l'annata 2008, prima che venisse imbottigliato: ammetto che è assolutamente straordinario, colore brillante, profumi straordinari intensi e quasi varietali, e soprattutto un'eleganza degna di un grande bianco francese!!

lunedì 8 giugno 2009

Consumi di prodotti biologici

In periodi di crisi dei consumi come l' attuale i segnali in controtendenza vanno considerati con particolare attenzione. Perché sono questi i veri portatori di futuro. Soprattutto quando non sono supportati dalla leva del prezzo. Siamo in grado di anticipare un dato dell' Osservatorio sulla salute che verrà presentato a Bologna Fiere in occasione di Sana il prossimo settembre: gli italiani che dichiarano di consumare regolarmente cibi biologici passano dal 22% rilevato nel 2008 al 26% di quest' anno. Un aumento che assume un particolare significato anche alla luce del fatto che, per la prima volta, nell' ultimo anno si è fortemente risparmiato, riducendo gli acquisti, anche nell' alimentare. I prodotti biologici non sono solo in controtendenza in termini di vendite ma costano mediamente circa un quinto in più ed il consumatore di biologico non è particolarmente abbiente. Una ulteriore conferma del trend verso acquisti più consapevoli ed attenti ai temi della salute, dell' ambiente e della sostenibilità. E' da accogliere con soddisfazione quindi l' accordo firmato proprio in questi giorni dal ministro Scaiola con Federbio - la federazione dell' agricoltura biologica e biodinamica - per il sostegno all' internalizzazione delle produzioni biologiche italiane. L' Italia con circa 50 mila produttori - produttori sui generis con un' età decisamente bassa comparata al settore agricolo tradizionale, un elevato livello culturale e una forte utilizzazione delle nuove tecnologie e oltre un milione di ettari dedicati, è il primo produttore al mondo nell' agroalimentare biologico. Inizialmente l' accordo riguarda il potenziamento delle strutture commerciali nel Nord (negli Usa il mercato del biologico con i suoi 36 miliardi di euro assorbe poco meno della metà dell' intero valore del mercato mondiale) e del Sud America. Dovrà svilupparsi e coinvolgere poi l' intero bacino Mediterraneo. Ma quali sono i fattori di successo del biologico? La consapevolezza crescente dell' importanza del cibo per la salute. Il prodotto biologico rappresenta l' idealtipo del prodotto salubre, con esclusione di prodotti chimici di sintesi, l' uso esclusivo di fertilizzanti naturali, il bando degli Ogm. Intercetta inoltre una crescente sensibilità alle problematiche ambientali: è espressione di una agricoltura che non ha un rapporto predatorio con la terra, non la avvelena, si fonda su una rotazione delle culture, garantisce la biodiversità e usa tecniche agronomiche idonee. Ma anche, è una motivazione non da poco, gli alimenti biologici stanno delegittimando l' equivalenza tra il bello e il buono - una equivalenza che ha sinora oscurato la insipidità di fondo - frutto dell' omologazione dell' agricoltura industriale. Gli alimenti biologici freschi avranno forse meno appeal visivo ma sono percepiti come molto più buoni. Sarebbe opportuno adesso che il biologico iniziasse a sviluppare una comunicazione adeguata per intercettare e consolidare il vento che soffia nella sua direzione. Infine una domanda (im)pertinente: perché la grande industria alimentare italiana, che pure ha produzioni di qualità, non opera una decisa opzione per il biologico? - DI GIAMPAOLO FABRIS

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