Rio + 20, AIAB e Via Campesina denunciano le false promesse del capitalismo verde.
Per
rispondere alle crisi climatica, ambientale e alimentare serve adottare
un modello agricolo e alimentare ispirato alla Sovranità AlimentareIl
20 giugno si inaugurerà la Conferenza di Rio+20 a distanza di un
ventennio da quella che aprì la stagione delle conferenze ONU dedicate
ai grandi temi sociali e ambientali. Dall'Earth Summit, che stabilì per
la prima volta un’agenda globale per lo “sviluppo sostenibile”,
scaturirono le tre convenzioni internazionali: sulla Biodiversità, sul
Cambiamento Climatico, e sulla Desertificazione. Ognuna di queste
prometteva di avviare azioni destinate a proteggere il pianeta e la vita
sulla Terra, nonché a garantire a tutti gli esseri umani una vita
dignitosa. Allora, molte organizzazioni sociali si congratularono e,
cariche di speranza, supportarono quelle con
venzioni.
Venti anni dopo siamo constretti a constatare che i
processi e le cause che determinano il deterioramento ambientale,
economico e sociale continuano ad agire indisturbati e che le condizioni
di vita sulla Terra sono peggiorate. Gli accordi internazionali non
hanno arrestato la perdita di biodiversità, né l'avanzare inesorabile
della desertificazione, inoltre continua a crescere il numero di persone
che soffrono la fame nel mondo, numero che sfiora ormai da vicino la
vetta del miliardo.
Fatto ancor peggiore, siamo profondamente
preoccupati dall'idea che il meeting Rio+20 possa servire a rafforzare
le istanze neoliberali e i processi dell’espansione capitalistica. Sotto
l’ingannevole etichetta della “green economy”, si nascondono in realtà
nuove forme di contaminazione e distruzione ambientale insieme a nuove
ondate di privatizzazioni e nuove espulsioni forzate di contadini e
popolazioni indigene dalle loro terre.
La Via Campesina, ed AIAB con
essa, si mobiliterà per Rio + 20, rappresentando la voce dei contadini e
dei produttori biologici nel dibattito globale e difendendo una diversa
idea di sviluppo. Lo sviluppo che vogliamo, infatti, è basato sul
benessere condiviso, su un sistema agricolo e alimentare in grado di
garantire cibo per tutti, di proteggere le risorse naturali e di
promuovere un uso responsabile ed equo dei beni comuni.
Il
capitalismo improntato alla esclusiva ricerca del profitto ha generato
la più grande crisi economica a livello globale che si sia verificata
dai tempi della crisi del 1929. Dal 2008, il modello di sviluppo
dominante ha cercato strade per uscire da questa pesante crisi
strutturale, puntando a trovare nuove possibilità di accumulazione.
Governi,
imprenditori e organizzazioni delle Nazioni Unite hanno passato gli
utlimi anni costuendo il mito del capitalismo verde e della tecnologia
verde. Presentando queste soluzioni come una nuova possibilità per
tenere insieme 'affari' e gestione responsabile dell'ambiente, ma in
realtà, per loro, la green economy rappresenta il 'Cavallo di Troia'
attraverso il quale ottenere un nuovo avanzamento del capitalismo,
mettendo l'intero pianeta sotto il controllo dei grandi capitali.
Ci
sono vari meccanismi economici/finanziari che trarranno giovamento dalla
green economy e che si porteranno dietro un pesante carico ambientale.
Pensiamo ad esempio all'Emissions Trading System e ai REDD+ (Reduced
Emissions from Deforestation and Forest Degradation).
La crisi
ambientale e climatica è connessa all'attuale crisi finanziaria,
economica, sociale e alimentare. In quanto settore chiave, l'agricoltura
è parte della soluzione, ma le politiche pubbliche stanno andando nella
direzione sbagliata.
Le principali sfide che l'agricoltura deve
affrontare sono: sviluppare sistemi agricoli agro-ecologici, mantenere
un sistema agricolo fondato su aziende familiari e di piccola scala,
capace di raffreddare il pianeta e quindi conservare il tessuto
socio-economico e culturale delle zone rurali.
Il concetto di
Sovranità Alimentare deve diventare il principio fondante delle
politiche alimentarie agricole sia a livello internazionale, che
regionale e locale.
Le soluzioni esistono e vanno dallo sviluppo
dell'agricoltura sostenibile e familiare, alla tutela dell'ambiente,
passando per la protezione e il sostegno agli agricoltori, per la
delocalizzazione dei sistemi alimentari. E ancora, servono meccanismi
pubblici di stabilizzazione dei mercati per ottenere stabilità dei
prezzi per gli agricoltori e prezzi ragionevoli per i consumatori, così
come è imprescindibile porre fine al land grabbing e ai sussidi per i
biocarburanti.
Andrea FerrantePresidente Consiglio Direttivo Federale AIAB