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venerdì 2 maggio 2014

Gusto Nudo - Fiera Nazionale dei Vinaioli Eretici a Bologna (2014)

Gusto Nudo → Fiera Nazionale dei Vinaioli Eretici (2014)
Giunge alla sua ottava edizione “Gusto Nudo Fiera dei Vignaioli Eretici”, edizione che si concretizzerà nelle date del 3, 4, 5 Maggio 2014, negli spazi di “Senza Filtro”.
La collaborazione tra Gusto Nudo e Senza Fltro permetterà alla città di Bologna di ospitare per tre giorni alcune tra le migliori aziende produttrici di vino naturale a livello nazionale. Gli anni di esperienza di Gusto Nudo e la credibilità conquistata a livello nazionale ed europeo insieme alla grande disponibilità di spazi di Senza Filtro e alla professionalità nell’organizzazione di eventi dell’associazione di riferimento, permetteranno ad un pubblico che di anno in anno diventa sempre più attento di fruire al meglio della proposta culturale rappresentata da “Gusto Nudo Fiera dei Vignaioli Eretici”.
La fiera del 3, 4 e 5 Maggio 2014 proporrà la presenza di 30 aziende vinicole (naturali, biologiche e biodinamiche) provenienti da tutta Italia, la collaborazione con la rivista “Pietre Colorate” permetterà di organizzare a lato della fiera incontri, dibattiti presentazioni di libri e degustazioni che coinvolgeranno le realtà cittadine più attive sul fronte della proposta enogastronomica di qualità.
“Gusto Nudo Fiera dei vignaioli Eretici” è un evento che nasce dalla lezione di Luigi Veronelli e che ama autodefinirsi anti razzista, anti classista, anti capitalista.
- See more at: http://www.planimetrieculturali.org/?p=4246#sthash.4chzPQ99.dpuf
Saremo presenti come azienda alla fiera 3,4 e 5 maggio 2014.

L'ingresso a Gusto Nudo è di 15 € e comprende un calice da degustazione e un ticket del valore di 5 € per l'acquisto di una bottiglia dai vignaioli presenti.

giovedì 8 novembre 2012

Terroir Italia

Terroir Italia è un wine club di nuova concezione che porta direttamente nelle vostre case una selezione di vini “di terroir”, figli della terra e dell’aria dove le vigne e il lavoro dell’uomo danno i frutti migliori. Scegliamo per voi solo il meglio e non vi mandiamo ogni mese quello che casualmente conviene a NOI, ma quello che scegliete VOI.

Le aziende sono rigorosamente selezionate non solo in base alla incredibile qualità dei loro vini - certificata da un team di esperti che da 10 anni lavora, con infinita passione, in questo settore - ma anche per le doti umane e professionali riscontrate nei produttori e nelle loro famiglie.
http://terroiritalia.com/index.html

venerdì 14 settembre 2012

Libero mercato per gli OGM o mercato per cibo libero dagli OGM?


Libero mercato per gli OGM o mercato per cibo libero dagli OGM?
Si fa presto a dire OGM, meno a metterli in campo o a digerire l’idea di ingoiarli (de facto e metaforicamente).

In meno di una settimana il rilancio del dibattito comunitario sulla coesistenza e la sentenza della Corte di Giustizia Europea che riafferma la prevalenza dell’agibilità di mercato su quello della governance dei fenomeni complessi che investono la sfera ambientale e socioeconomica, gli organismi transgenici hanno ripreso ossimorica vitalità.

Per quasi un ventennio abbiamo osteggiato la loro diffusione convinti delle pesanti ripercussioni ecologiche e in tema di diritti agricoli ed alimentari. Il biologico, poi, ha ragioni ulteriori da vantare, per la maggiore vulnerabilità a contaminazioni che lederebbero sia i presupposti certificativi che valoriali. La logica resistenziale si accompagna però anche alla riproposta. Di fronte a questa sfida, all’Italia si presenta l’occasione di rilanciare sul fronte del posizionamento strategico del suo sistema agroalimentare che ha nelle filiere di qualità libere da OGM un suo inequivocabile punto di forza.

L’iniziativa in questa direzione va infatti ripresa e fomentata, come nel frattempo sta accadendo anche in altri Paesi europei: ne sono testimonianza la recente iniziativa di carattere imprenditoriale, promossa dall’Austria e abbracciata da altre nazioni Mitteleuropee dell’area danubiana, volta a potenziare la coltivazione di soia OGM-free a sostegno delle filiere zootecniche, cuore del settore agricolo dell’area. E si può citare anche la norma francese introdotta quest’anno che determina le regole per l’etichettatura non-OGM dei prodotti, analogamente a quanto già fatto in Austria e Germania, sostenendo così queste produzioni sul fronte del mercato interno e dando chiare e certe indicazioni ai consumatori.

Noi vogliamo cogliere l’occasione: celebrare costruttivamente e fattivamente nel 2013 il trentennale dell’introduzione della soia quale coltura funzionale alle rotazioni agricole e alla mangimistica animale dando vita ad analoghe iniziative di respiro strategico. È - anche questo - il mercato, bellezza.

Luca Colombo
FIRAB

mercoledì 11 luglio 2012

Archeologia della vite e del vino in Etruria - sabato 14 luglio ore 18.30


Il Convegno Internazionale Archeologia della Vite e del Vino in Etruria, svoltosi a Scansano nel 2005, secondo le intenzioni degli organizzatori raccolse attorno a un tavolo di discussione gli studiosi e gli interessati al tema della viticoltura e della produzione del vino.
L’ambizioso progetto del Convegno era di approfondire alcuni aspetti della ricerca contemporanea, che abbracciavano il bacino Mediterraneo, il Vicino Oriente e il continente asiatico. Fu anche l’occasione per affrontare questo tema da punti di vista diversi e multidisciplinari: archeologia, botanica e biologia molecolare concorrevano per la prima volta a far emergere le possibili relazioni tra il paesaggio della vite silvestre e i siti archeologici, partendo dal presupposto che le piante potessero conservare, nel proprio patrimonio genetico, le tracce delle forme di coltivazione approntate dalle comunità antiche per la produzione del vino.
Gli atti del Convegno scansanese furono pubblicati per i tipi della Ci.Vin in una prima edizione (la cosiddetta editio minor), che offriva in tempi rapidi e in forma divulgativa i risultati di quelle giornate di intenso confronto. A distanza di 7 anni per merito soprattutto di Andrea Ciacci e Andrea Zifferero, sostenuti dall’impegno della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, del Comune di Scansano e dell’Associazione Nazionale Città del Vino, quella nuova visione dinamica della viticoltura, che apriva nuovi scenari storici e archeologici sull’origine di alcuni vitigni italiani e offriva inedite opportunità e prospettive di studio alla biologia molecolare, ha trovato la giusta dimensione nella pubblicazione dell’attuale volume, che a buon diritto si può definire editio maior.
Infatti il volume, pubblicato per i tipi delle Edizioni All’Insegna del Giglio, non contiene soltanto i contributi originali, aggiornati o rivisti, ma ne presenta di nuovi, frutto dell’impegno di giovani laureati e dottori di ricerca dell’ateneo senese.
Inoltre nel volume compaiono i risultati di due importanti progetti ormai giunti a conclusione, che riguardano il territorio scansanese e più in generale la valle dell’Albegna, un contesto che già nel VI secolo a.C. produceva vino per l’esportazione verso la Gallia. Entrambi i progetti di ricerca forniscono significativi argomenti per la valorizzazione enologica della valle dell’Albegna, oggi divisa tra i territori di diverse produzioni a denominazione controllata, oltre al più famoso Morellino di Scansano.
Il progetto ArcheoVino ha messo in evidenza, attraverso l’analisi del germoplasma, la reale possibilità che le viti silvestri prossime a insediamenti etruschi e romani lungo i corsi del fiume Albegna e del fosso Sanguinaio siano i relitti di antichi vitigni coltivati, andati incontro a un progressivo rinselvatichimento. Alcuni esemplari vicini a siti rurali etruschi e romani, tra cui Ghiaccio Forte, presentano infatti un elevato grado di similarità genetica con i vitigni Sangiovese e Canaiolo Nero.
La conseguente elaborazione di linee guida per un Parco della Vitivinicoltura Antica di Scansano si muove nel senso della difesa attiva del paesaggio e della valorizzazione della sua storia in questo caso segnatamente vitivinicola, attraverso un proficuo dialogo tra archeologia e discipline scientifiche.
Il volume sarà presentato da Michel Gras, già Direttore della Scuola Francese di Roma e ora direttore di ricerca emerito del CNRS, autore di fondamentali ricerche sul commercio del vino in età arcaica nel Museo Archeologico e della Vite e del Vino, dove è in corso la mostra La valle del vino etrusco, coerente con il tema del Convegno di cui costituisce un immediato frutto. Interverranno inoltre i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale di Scansano, i curatori del volume, il presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino, il direttore del Museo Archeologico e della Vite e del Vino.

venerdì 15 giugno 2012

Rio + 20, AIAB e Via Campesina denunciano le false promesse del capitalismo verde.



Rio + 20, AIAB e Via Campesina denunciano le false promesse del capitalismo verde.

Per rispondere alle crisi climatica, ambientale e alimentare serve adottare un modello agricolo e alimentare ispirato alla Sovranità Alimentare


Il 20 giugno si inaugurerà la Conferenza di Rio+20 a distanza di un ventennio da quella che aprì la stagione delle conferenze ONU dedicate ai grandi temi sociali e ambientali. Dall'Earth Summit, che stabilì per la prima volta un’agenda globale per lo “sviluppo sostenibile”, scaturirono le tre convenzioni internazionali: sulla Biodiversità, sul Cambiamento Climatico, e sulla Desertificazione. Ognuna di queste prometteva di avviare azioni destinate a proteggere il pianeta e la vita sulla Terra, nonché a garantire a tutti gli esseri umani una vita dignitosa. Allora, molte organizzazioni sociali si congratularono e, cariche di speranza, supportarono quelle con venzioni.
Venti anni dopo siamo constretti a constatare che i processi e le cause che determinano il deterioramento ambientale, economico e sociale continuano ad agire indisturbati e che le condizioni di vita sulla Terra sono peggiorate. Gli accordi internazionali non hanno arrestato la perdita di biodiversità, né l'avanzare inesorabile della desertificazione, inoltre continua a crescere il numero di persone che soffrono la fame nel mondo, numero che sfiora ormai da vicino la vetta del miliardo.
Fatto ancor peggiore, siamo profondamente preoccupati dall'idea che il meeting Rio+20 possa servire a rafforzare le istanze neoliberali e i processi dell’espansione capitalistica. Sotto l’ingannevole etichetta della “green economy”, si nascondono in realtà nuove forme di contaminazione e distruzione ambientale insieme a nuove ondate di privatizzazioni e nuove espulsioni forzate di contadini e popolazioni indigene dalle loro terre.
La Via Campesina, ed AIAB con essa, si mobiliterà per Rio + 20, rappresentando la voce dei contadini e dei produttori biologici nel dibattito globale e difendendo una diversa idea di sviluppo. Lo sviluppo che vogliamo, infatti, è basato sul benessere condiviso, su un sistema agricolo e alimentare in grado di garantire cibo per tutti, di proteggere le risorse naturali e di promuovere un uso responsabile ed equo dei beni comuni.
Il capitalismo improntato alla esclusiva ricerca del profitto ha generato la più grande crisi economica a livello globale che si sia verificata dai tempi della crisi del 1929. Dal 2008, il modello di sviluppo dominante ha cercato strade per uscire da questa pesante crisi strutturale, puntando a trovare nuove possibilità di accumulazione.
Governi, imprenditori e organizzazioni delle Nazioni Unite hanno passato gli utlimi anni costuendo il mito del capitalismo verde e della tecnologia verde. Presentando queste soluzioni come una nuova possibilità per tenere insieme 'affari' e gestione responsabile dell'ambiente, ma in realtà, per loro, la green economy rappresenta il 'Cavallo di Troia' attraverso il quale ottenere un nuovo avanzamento del capitalismo, mettendo l'intero pianeta sotto il controllo dei grandi capitali.
Ci sono vari meccanismi economici/finanziari che trarranno giovamento dalla green economy e che si porteranno dietro un pesante carico ambientale. Pensiamo ad esempio all'Emissions Trading System e ai REDD+ (Reduced Emissions from Deforestation and Forest Degradation).
La crisi ambientale e climatica è connessa all'attuale crisi finanziaria, economica, sociale e alimentare. In quanto settore chiave, l'agricoltura è parte della soluzione, ma le politiche pubbliche stanno andando nella direzione sbagliata.
Le principali sfide che l'agricoltura deve affrontare sono: sviluppare sistemi agricoli agro-ecologici, mantenere un sistema agricolo fondato su aziende familiari e di piccola scala, capace di raffreddare il pianeta e quindi conservare il tessuto socio-economico e culturale delle zone rurali.
Il concetto di Sovranità Alimentare deve diventare il principio fondante delle politiche alimentarie agricole sia a livello internazionale, che regionale e locale.
Le soluzioni esistono e vanno dallo sviluppo dell'agricoltura sostenibile e familiare, alla tutela dell'ambiente, passando per la protezione e il sostegno agli agricoltori, per la delocalizzazione dei sistemi alimentari. E ancora, servono meccanismi pubblici di stabilizzazione dei mercati per ottenere stabilità dei prezzi per gli agricoltori e prezzi ragionevoli per i consumatori, così come è imprescindibile porre fine al land grabbing e ai sussidi per i biocarburanti.


Andrea Ferrante

Presidente Consiglio Direttivo Federale AIAB

lunedì 4 giugno 2012

Ecocompatibilmente Fest alla Villa Sforzesca di Castell'Azzara

·
                             eccoci qui a parlare di EcoCompatibilMente Fest, o meglio del festival e dei prodotti biologici che lì verranno esposti e degustati.

L'appuntamento è ormai prossimo e premono le necessità organizzative per riuscire a sviluppare lo spazio espositivo nel modo migliore.

EcoCompatibilMente Fest vuole essere un momento che, guardando criticamente all'attuale modo di produrre e vivere basato sullo sfruttamento e sul consumo, vuole contribuire a creare occasioni utili a instaurare circoli virtuosi tra ambiente, produzioni e relazioni sociali.
Noi che organizziamo il festival non siamo produttori, ma consumatori che pensano che un'alleanza forte tra produttori locali e consumatori possa permettere di valorizzare le pratiche contadine e artigianali minacciate altrimenti dall'industria e dalla grande distribuzione.

Per questo i valori che coltiviamo sono questi:

- un'economia basata sull'etica della responsabilità
- restituire le ricchezze del territorio a chi lo abita attraverso i prodotti dell'agricoltura e dei suoi trasformati
- la difesa dei beni comuni
- economia di relazione
- la costruzione di reti di economia solidale
- l'incentivazione e la promozione dell'agricoltura naturale
- filiera corta
- la sostenibilità ambientale
- la protezione della biodiversità
- un prezzo equo e trasparente

Per tutti questi motivi abbiamo deciso di coinvolgervi nella costruzione del festival e per tutti questi motivi ci piacerebbe riuscire a creare un canale di comunicazione tra consumatori e produttori che ci porti insieme alla promozione di questa economia nel territorio. Pensavamo per esempio a mercati mensili, alla costruzione di gas, e quant'altro ci verrà in mente. Già altre esperienze hanno dimostrato quanto può essere forte l'alleanza tra consumatori e produttori locali.
Gli orari della manifestazione saranno indicativamente:

Sabato 23 giugno dalle ore 15.00 alle 22.00 
Domenica 24 giugnodalle 10.00 alle 20.00

lunedì 21 maggio 2012

Indy- Fiera dei gusti 1.2-3 giugno Roma

Indy. Fiera dei gusti non omologati
1-2-3 giugno Roma, centro sociale Brancaleone, via Levanna 13
Editori, etichette musicali, produttori cinematografici, vignaioli e birrai quando gli indipendenti fanno la differenza.
Libri, cinema, musica, vini e birre. Indy è una fiera del gusto non omologato che raccoglie produttori indipendenti: editori, produzioni cinematografiche e musicali, vignaioli e birrai. Tre giorni per mettere a confronto le esperienze di settori diversi eppure accomunati dallo stesso pro- blema: la pressione dei monopoli e della grande distribuzione, che cancella le differenze e impone la stessa uniformità di gusto.
Le sale cinematografiche, le librerie di catena, gli scaffali dei supermercati, i media e i giornali propon- gono gli stessi prodotti culturali e materiali, prodotti serializzati e privi di ogni peculiarità. I produttori indipendenti, a prescindere dal settore in cui sono impegnati, sembrano oggi avere poche alternative: accettare le regole e adeguare quello che fanno – la loro passione, il loro sapere, la loro abilità – a un «mercato» che è tutto fuorché «libero».
Indy è una fiera del «gusto» che rifiuta queste regole e questa standardizzazione. È una fiera che riven- dica il diritto alla differenza. Differenza che è la traduzione in un libro, in un vino, in una birra, in un film o in un brano musicale della cultura e della sapienza di chi li produce. Indy è una fiera di «produttori» che vedono stringersi i margini della propria libertà, perché il mercato, oltre al gusto, impone prezzi e forme di produzione.
Indy è una fiera per «consumatori non omologati», per chi in un vino o in un film, in un libro o in una birra, è ancora capace di trovarci un’anima. Indy vuole essere il prototipo di una diversa fiera del gusto. Un luogo di confronto tra produttori pro- venienti da ambiti eterogenei e di incontro con un bacino di «consumatori» attento e in cerca di diver- sità, capaci di superare la povertà di esperienza delle produzioni massificate. Non una mostra di prodotti o un nuovo salone dell’edonismo. Ma un percorso dentro quelle filiere produttive attente a ciò che fanno, consapevoli del modello culturale, relazionale e ambientale di cui sono portatrici.
Indy è un’iniziativa di Radio Popolare Roma, della rivista culturale mensile Alfabeta2, della casa editrice DeriveApprodi, ed è ospitata negli spazi del centro sociale Brancaleone.

martedì 8 maggio 2012

Prima fiera del vino naturale in Abruzzo

Lo splendido scenario del seicentesco Palazzo Santucci di Navelli (AQ) ospiterà il 12 e 13 maggio 2012 Naturale, la prima fiera del vino naturale e artigianale organizzata in Abruzzo, che vedrà la partecipazione di oltre 30 produttori provenienti dall’Italia e dall’estero.
Navelli, L'Aquila Naturale vuole offrire ad appassionati e addetti del settore l’opportunità di scoprire vini autentici e di qualità, conoscere i volti e le storie dei vignaioli che ne sono artefici, approfondire i principi della viticoltura naturale.
Naturale come il vino prodotto senza utilizzo di prodotti di sintesi, che rifiuta ogni omologazione e ci racconta l’unicità dei territori e delle annate.
Naturale come i vignaioli “artigiani” che, unendo esperienza, passione ed etica, ci regalano vini “vivi” e sempre unici.
Naturale è percorso libero di degustazione, seminari e conferenze di approfondimento, gastronomia di eccellenza e degustazioni guidate alla scoperta di vitigni, cantine e territori.
A ospitare l’evento sarà il bellissimo borgo di Navelli, situato nell’area del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, famoso per il suo zafferano e centro di numerose iniziative di promozione della cultura e delle tradizioni del territorio, da oggi sede della prima rassegna di vini naturali e artigianali in Abruzzo.
Naturale è un evento organizzato dall’associazione culturale DinamicheBio – nata per iniziativa di quattro giovani aquilani desiderosi di promuovere le peculiarità del territorio, attraverso attività di valorizzazione del patrimonio paesaggistico e naturale, e delle eccellenze produttive che ne sono espressione – con la collaborazione di Emanuele Giannone (wine writer e degustatore) e Pierluigi Massari della Cantina Il Boss di L’Aquila, e il patrocinio della Provincia di L’Aquila e del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
.http://www.naturalefieradelvino.it/

lunedì 6 febbraio 2012

Mobilitazione per fermare la svendita del patrimonio pubblico il 7 febbario a Roma davanti Montecitorio

DDL di Conversione in legge del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività, e, in particolare, Art. 66 (Dismissione di terreni demaniali agricoli e a vocazione agricola)

Negli ultimi 10 anni, nel nostro Paese, c’è stata una perdita della superficie agricola utilizzata pari a 300 mila ettari, accompagnata da una riduzione del numero di aziende di circa un terzo (-32,2%) e da un processo di concentrazione dei terreni in un numero minore di aziende, al quale hanno fatto da contraltare la drastica riduzione delle aziende di piccola agricoltura contadina e un vero e proprio abbandono delle zone rurali.

L'alienazione massiccia di terre pubbliche, proposta dal Governo in un momento di crisi economica gravissima che colpisce tutti i settori economici, non ultimo quello agricolo, che per altro è ulteriormente penalizzato a causa di una scarsa capacità di accesso al credito, darebbe una occasione unica alle immense disponibilità di liquidità gestite dalla malavita organizzata (Mafia, Ndrangheta, Camorra,..) di appropriarsi a prezzi di favore di una parte ingente del patrimonio messo in vendita, facilitando così il riciclaggio dei proventi illeciti.

Questa vendita di beni pubblici porterebbe ad una immediata e corposa redistribuzione fondiaria a favore di pochi, ma non sarebbe in grado di sviluppare un volano di rilancio economico conseguente.

La grave crisi economica che stiamo vivendo richiede risposte capaci di assicurare allo Stato e alle sue articolazioni territoriali una rendita certa, come può essere la concessione in affitto, e costante nel tempo. Ma è necessario anche garantire e promuovere l'accesso alla terra e lo sviluppo di nuove imprese agricole, meglio se condotte da giovani imprenditori rurali singoli o associati, includendo anche attività di rilevanza sociale, per dare una serie risposta alla drammatica crisi occupazionale.

Siamo infatti convinti della necessità di promuovere l'imprenditoria giovanile e l'ingresso di nuovi operatori nel settore primario, nonché della necessità di garantire la sopravvivenza delle piccole realtà già esistenti nel settore.

Mirando a questi obiettivi chiediamo di bloccare l'inutile alienazione dei terreni agricoli demanialiprevista dal DLL attualmente in discussione alla 10a Commissione del Senato e di cambiarne l'impostazione del testo basandosi sulle nostre proposte.

Intendiamo garantire una entrata in tempi certi di risorse aggiuntive alla casse pubbliche attraverso la messa in valore obbligatoria, tramite contratti di affitto ad equo canone riservati ad imprenditori agricoli, con priorità a giovani singoli o associati ed ad iniziative di rilevanza sociale (agricoltura sociale), di tutte le superfici agricole oggi di proprietà pubblica, con l'obbligo per tutte le pubbliche amministrazioni di attivare le locazioni entro i dodici mesi seguenti alla pubblicazione della legge.

L'avvio di attività di produzione agricola porterebbe immediato beneficio alla casse pubblichetramite:

1) le risorse provenienti dai contratti di locazione,

2) le vendita di beni e servizi delle attività avviate che determinano versamenti di IVA,

3) il pagamento degli oneri previdenziali per i nuovi lavoratori, e non ultimo la creazione di vera nuova occupazione.

L'insieme di questi versamenti porterebbe un vantaggio consistente alla casse dell'erario in maniera strutturale e non in maniera una tantum e lascerebbe intatto il patrimonio dei beni comuni, che essendo messi a reddito, assumerebbero un maggiore valore come strumenti di garanzia patrimoniale per l'eventuale accesso al credito da parte dell'Amministrazione Pubblica, come ulteriore riserva di liquidità da iniettare per investimenti pubblici.

Per fermare la svendita del patrimonio pubblico, promuoviamo una mobilitazione

il 7 Febbraio 2012 a Piazza Montecitorio alle ore 10.00

Prime adesioni: AIAB, ALPA, ARI, Campagna popolare per l'Agricoltura Contadina, Centro Internazionale Crocevia, Legambiente, Rete Semi Rurali, Terra Nuova

lunedì 15 febbraio 2010

Per una Politica Agricola Comune nel segno della sovranità alimentare

L’anno 2009 ha mostrato l’ampiezza delle difficoltà alle quali fanno fronte
contadine e contadini europei. Il latte non è la sola produzione in crisi e i
redditi agricoli si sono ridotti quasi dovunque. La PAC attuale e l’OMC, che
ne è il quadro, hanno mostrato la loro incapacità a risolvere i problemi che
anzi hanno reso più gravi: le aziende agricole spariscono rapidamente, la
disoccupazione aumenta pesantemente, la fame colpisce 1 miliardo di esseri
umani, il pianeta si scalda, la biodiversità sparisce, aumentano velocemente i
danni alla salute a causa dei modelli dominanti di produzione e di consumo.
Tuttavia l’UE non sembra disposta a cambiare la politica neolberista che ha
mondializzato la nostra agricoltura e la nostra alimentazione. Produttori e
consumatori sono i grandi perdenti mentre i benefici dell’agroindustria e della
grande distribuzione aumentano. Se l’UE non si muove, l’agricoltura europea è
in pericolo e ci attende una catastrofe sociale ed ambientale: senza
contadini, chi nutrirà la popolazione? Il fallimento di Copenaghen mostra che
i governi sono miopi. I contadini europei hanno bisogno del massimo di alleati
nella società per difendere una nuova politica agricola ed alimentare. Il 2010
deve essere l’anno di un ampio dibattito pubblico in UE affinché le priorità
della politica agricola ed alimentare post 2013 siano ridefinite prima ancora
di decidere il budget dell’UE per lo stesso periodo.l’accesso all’alimentazione per tutti: è una sfida mondiale per adesso e per i
prossimi decenni(1). L‘agricoltura contadina è oggi riconosciuta come quella
che può meglio rispondere a questa sfida(2). Ora essa è trascurata dalle
politiche agricole UE e dall’OMC a vantaggio di grandi aziende mondializzate.
La sfida non è tecnica ma riguarda l’accesso alla produzione agricola e
l’accesso all’alimentazione.

Rispondere alla sfida dell’impiego: contadini e rurali europei numerosi per
nutrire l’Europa. Mentre la disoccupazione esplode in Europa, l’UE non può
continuare a distruggere le proprie aziende(3) ed i propri impieghi rurali.
Mantenere ed insediare contadini(e) presuppone la restituzione al settore
agricolo di un riconoscimento economico e sociale che esso ha perso con la PAC
attuale.

Diminuire il riscaldamento climatico e salvare la biodiversità. Si favorisce
frenando l’industrializzazione della produzione agricola e dell’allevamento.
Le pratiche agricole ed i modelli produttivi favorevoli al clima ed alla
biodiversità sono noti: attuarli significa rompere col modello attuale.
2. Come la sovranità alimentare risponde a queste sfide?

La sovranità alimentare dà alla popolazione ed all’UE il diritto di definire
la propria politica agricola ed alimentare partendo dai bisogni della stessa
popolazione e del proprio ambiente, non partendo da regole del commercio
internazionale scritte in ideologia «libero»-scambista. Ad esempio spetta
all’UE proibire la coltivazione e l’importazione di OGM(4) se gli europei non
li vogliono, togliendo all’OMC la possibilità di impedirglielo; spetta all’UE
decidere di passare da un deficit del 75% in proteine vegetali – per nutrire i
propri animali di allevamento – all’autonomia, del tutto possibile sulle
nostre superfici agricole ed indispensabile per raggiungere importanti
obiettivi ambientali. Per questo occorre rivedere l’accordo OMC del 1994.
La sovranità alimentare fissa all’agricoltura, come priorità, il produrre
anzitutto per nutrire la popolazione e non per il commercio internazionale.
L’UE, che è diventata il primo importatore e il primo esportatore di prodotti
alimentari, deve dunque rivedere completamente le sue priorità. Esportare
polvere di latte mentre si importa la soia per nutrire le vacche, andare a
produrre frutta e ortaggi – anche bio – nei paesi del sud perché là è meno
cara la manodopera, conduce agli attuali vicoli ciechi sociali ed ambientali.
La sovranità alimentare, al contrario, rilocalizza le produzioni agricole
vicino ai consumatori.
La sovranità alimentare, affidando a contadine e contadini un ruolo centrale
nell’alimentazione della popolazione della loro regione, dà loro un senso ed
una legittimità sociale di cui sono stati spesso privati dalla PAC attuale. La
sovranità alimentare in effetti si oppone alla concentrazione attuale del
«potere alimentare» nelle mani dell’industria e della grande distribuzione.
Sono compiti del potere politico, in questo caso dell’UE, regolare la
produzione, i mercati, la distribuzione, tenendo conto di tutti gli attori
della catena alimentare. Sta anche ai produttori ed ai consumatori, come si
pratica sempre più, raccorciare la catena con molteplici forme di
commercializzazione più diretta. In ciò essi devono venire incoraggiati dalla
politica agricola e alimentare (PAAC) mentre le norme sanitarie – oggi
industriali – dei prodotti trasformati in azienda devono essere adattate alle
stesse aziende agricole.
Non bisogna fraintendere: la sovranità alimentare non è autarchia e nemmeno
un richiudersi all’interno delle frontiere. Non si oppone agli scambi
internazionali: ogni regione del mondo ha prodotti specifici che può
commercializzare, ma la sicurezza alimentare è troppo importante per farla
dipendere da importazioni. In ogni regione del mondo la base
dell’alimentazione deve essere, se possibile, prodotta sul posto. Ogni regione
deve quindi avere il diritto di proteggersi da importazioni a basso prezzo che
rovinano la propria produzione.
La sovranità alimentare non stabilisce solo un diritto ma anche un dovere,
quello di non portare danno alle economie agricole ed alimentari di altre
regioni del mondo. Ogni dumping, cioè ogni aiuto per esportare ad un prezzo
inferiore al costo di produzione(5), dev’essere proibito. Ciò per gli aiuti
all’esportazione ed anche per i pagamenti diretti quando questi permettono di
vendere e di esportare ad un prezzo inferiore del costo di produzione.
La sovranità alimentare non riguarda solo l’alimentazione della popolazione
attuale, ma anche quella delle generazioni future, perché vuole la
conservazione delle risorse naturali e dell’ambiente. Per questo bisogna
sviluppare modelli di produzione agricoli che diminuiscono le emissioni
agricole di gas ad effetto serra, favoriscono la biodiversità e la salute.
Diminuendo i trasporti e modificando i modelli di produzione troppo intensivi
si contribuisce a risolvere le sfide climatiche ed ambientali.

Attorno al tema della sovranità alimentare possono incontrarsi in Europa
coloro che si impegnano per il cambiamento di politica agricola/alimentare e
coloro che lavorano per la rilocalizzazione alimentare. E’ questa la dinamica
che potrà pesare sugli orientamenti della futura politica agricola.

3. Una nuova PAAC che rompa con gli attuali vicoli ciechi(6):

I nostri obiettivi:

* Mantenere e sviluppare un’agricoltura contadina, sostenibile e sociale che
nutra la popolazione, preservi l’ambiente e la salute e conservi paesaggi
rurali vivi. Per questo, contadine e contadini devono anzitutto poter vivere
con la vendita dei loro prodotti, grazie a prezzi agricoli stabili e
remuneratori. E’ condizione necessaria al loro riconoscimento economico e
dunque anche all’attrazione dei giovani verso il lavoro agricolo.
* Riservare il sostegno pubblico ai modelli di produzione ed alle aziende che
creano benefici all’impiego ed all’ambiente.
* Rilocalizzare il più possibile l’alimentazione e ridurre l’invadenza della
grande distribuzione e dell’industria sulla catena alimentare.

Le nostre priorità:
1.reddito, prezzi agricoli: prezzi agricoli remunerativi e stabili implicano:

il governo delle produzioni, la regolazione dei mercati agricoli, la
trasparenza lungo la filiera alimentare, la limitazione dei margini di guadagno
della trasformazione e della distribuzione. Per far fronte a eccedenze
congiunturali climatiche di produzione, vengono stabiliti prezzi minimi.

Il diritto a proteggersi da importazioni a basso prezzo, incluse le
importazioni per alimentazione animale, va di pari passo con la fine del
dumping all’esportazione, sotto tutte le forme attuali(7). Il livello
variabile di protezione doganale deve essere legato al prezzo di produzione
europeo(8).

Pagamenti diretti, rapportati al numero di lavoratori, vengono attribuiti alle
piccole aziende, per il loro ruolo sociale ed ambientale(9), ed alle aziende
sostenibili delle regioni sfavorite da un punto di vista agronomico e
climatico, perchè hanno costi di produzione più elevati rispetto al
riferimento scelto nel punto precedente.

I salariati agricoli, europei o immigrati, beneficiano degli stessi diritti.
Gli Stati sono obbligati a fissare un salario minimo.

2.ambiente:

Norme di produzione da rispettare da parte di ogni azienda, che riducano l’uso
di energia, di sostanze chimiche e di acqua, che limitino l’emissione di
anidride carbonica, che siano favorevoli alla biodiversità.Premi da destinare alle aziende che rispetto a queste norme hanno
comportamenti più virtuosi sul piano ambientale e sociale (come l’agricoltura
contadina biologica): ad esempio, pratiche agronomiche che aumentano il tasso
di materia organica del suolo, che immagazzinano il carbonio nel suolo e
assicurano la fertilità a lungo termine sono promosse e sostenute. Ricerche e
formazione sono orientate in questo senso.

3. L’insediamento e l’accesso alla terra

sono facilitati da misure europee e nazionali che permettono ad un maggior
numero di giovani di diventare contadini(e). La concentrazione e
l’urbanizzazione delle terre agricole sono frenate.

4. Una politica di sviluppo rurale,
che completa le misure precedenti, viene stabilita. Essa dà la priorità
all’impiego rurale, al riequilibrio geografico delle produzioni, al commercio
locale ed ai servizi di prossimità.

5. Le regole attuali del commercio internazionale agricolo1sono rimesse in discussione, il ciclo OMC di Doha abbandonato come gli accordi
di «libero»-scambio con paesi terzi. Viene introdotta una nuova gouvernance
alimentare mondiale, con nuove regole di commercio internazionale. Essa si
fonda sulla sovranità alimentare e sul diritto all’alimentazione.

6. Produrre e importare OGM in agricoltura e produzione alimentare

sono proibiti, così come i brevetti sul vivente. L’utilizzazione, lo scambio e
la riproduzione di sementi contadine sono incoraggiati.

7. L’UE smette di sostenere l’utilizzo e la coltura di agro-carburanti
industriali.

Il bilancio energetico degli agro-carburanti europei è, in effetti, negativo e
a livello mondiale: essi entrano in concorrenza con le superfici agricole
dedicate all’alimentazione o alle foreste. Ma l’autonomia energetica delle
aziende può essere rafforzata con l’utilizzo di olio puro compresso sul posto,
partendo da oleaginose coltivate in azienda o presso vicini.

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